Cleonice Parisi – Comportamento
Piccolo è l’essere che tanto sparla, se avesse mano all’oro di tanto dir senza decoro, sarebbe proprietario di un tesoro.
Piccolo è l’essere che tanto sparla, se avesse mano all’oro di tanto dir senza decoro, sarebbe proprietario di un tesoro.
L’Uomo delle Catene, era un uomo evoluto, e sulla terra era venuto per dare all’uomo antico il suo aiuto, ma oggi ahimè abbiamo il suo ricordo perduto.
Se tradisci la fiducia di chi di te si è fidato, spesso diventa inutile e vano cercare di recuperarla.
Perché sempre meno gente và a trovare i propri morti al cimitero? È semplice, davanti ad una lapide, muta, a una foto sbiadita, muta anch’essa, cosa rimane da fare? Pensare e questo non te lo lasciano fare. Uno che pensa può scardinare il sistema.
Cerchiamo il meglio di tutto e spesso noi diamo solo il peggio.
Le persone aprono sempre prima la bocca e poi il cuore.
Vorrei ricaricare l’orologio dell’eternità per ritagliarmi addosso miniature di felicità. Riflessi di fanciullezza, infranti dal passare del tempo, solcano il mio vivere tra squarci di lacrime e rattoppi di serenità. Misterioso è il mio destino che mi spinge in un flusso di infinite emozioni, mi sballotta o mi culla verso un viaggio ignoto, unico e lascio dietro di me una trama sottile ma indelebile, di vissuto, tracce di un passaggio che a volte appare inesistente. Imbriglio fantasie e mi ubriaco di nulla per lasciarmi trasportare verso nuove dimensioni: il cuore accoglie, ma la mente rifiuta spiccioli d’immaginario. Un giorno dopo l’altro ho consumato tutti i miei passi, tracciando nuove forme, modellando l’avvenire, quando farò un viaggio dentro me stessa? Com’è precaria la felicità, lascio infiacchire la vita nel vuoto aspettando che la quiete della sera varchi soglie provvisorie allettanti di illusioni. Uno slancio vitale filtra i miei pensieri, memorie, sogni, rabbia fluiscono sotto i colpi della realtà. È il momento del ritorno alla base.
L’Uomo delle Catene, era un uomo evoluto, e sulla terra era venuto per dare all’uomo antico il suo aiuto, ma oggi ahimè abbiamo il suo ricordo perduto.
Se tradisci la fiducia di chi di te si è fidato, spesso diventa inutile e vano cercare di recuperarla.
Perché sempre meno gente và a trovare i propri morti al cimitero? È semplice, davanti ad una lapide, muta, a una foto sbiadita, muta anch’essa, cosa rimane da fare? Pensare e questo non te lo lasciano fare. Uno che pensa può scardinare il sistema.
Cerchiamo il meglio di tutto e spesso noi diamo solo il peggio.
Le persone aprono sempre prima la bocca e poi il cuore.
Vorrei ricaricare l’orologio dell’eternità per ritagliarmi addosso miniature di felicità. Riflessi di fanciullezza, infranti dal passare del tempo, solcano il mio vivere tra squarci di lacrime e rattoppi di serenità. Misterioso è il mio destino che mi spinge in un flusso di infinite emozioni, mi sballotta o mi culla verso un viaggio ignoto, unico e lascio dietro di me una trama sottile ma indelebile, di vissuto, tracce di un passaggio che a volte appare inesistente. Imbriglio fantasie e mi ubriaco di nulla per lasciarmi trasportare verso nuove dimensioni: il cuore accoglie, ma la mente rifiuta spiccioli d’immaginario. Un giorno dopo l’altro ho consumato tutti i miei passi, tracciando nuove forme, modellando l’avvenire, quando farò un viaggio dentro me stessa? Com’è precaria la felicità, lascio infiacchire la vita nel vuoto aspettando che la quiete della sera varchi soglie provvisorie allettanti di illusioni. Uno slancio vitale filtra i miei pensieri, memorie, sogni, rabbia fluiscono sotto i colpi della realtà. È il momento del ritorno alla base.
L’Uomo delle Catene, era un uomo evoluto, e sulla terra era venuto per dare all’uomo antico il suo aiuto, ma oggi ahimè abbiamo il suo ricordo perduto.
Se tradisci la fiducia di chi di te si è fidato, spesso diventa inutile e vano cercare di recuperarla.
Perché sempre meno gente và a trovare i propri morti al cimitero? È semplice, davanti ad una lapide, muta, a una foto sbiadita, muta anch’essa, cosa rimane da fare? Pensare e questo non te lo lasciano fare. Uno che pensa può scardinare il sistema.
Cerchiamo il meglio di tutto e spesso noi diamo solo il peggio.
Le persone aprono sempre prima la bocca e poi il cuore.
Vorrei ricaricare l’orologio dell’eternità per ritagliarmi addosso miniature di felicità. Riflessi di fanciullezza, infranti dal passare del tempo, solcano il mio vivere tra squarci di lacrime e rattoppi di serenità. Misterioso è il mio destino che mi spinge in un flusso di infinite emozioni, mi sballotta o mi culla verso un viaggio ignoto, unico e lascio dietro di me una trama sottile ma indelebile, di vissuto, tracce di un passaggio che a volte appare inesistente. Imbriglio fantasie e mi ubriaco di nulla per lasciarmi trasportare verso nuove dimensioni: il cuore accoglie, ma la mente rifiuta spiccioli d’immaginario. Un giorno dopo l’altro ho consumato tutti i miei passi, tracciando nuove forme, modellando l’avvenire, quando farò un viaggio dentro me stessa? Com’è precaria la felicità, lascio infiacchire la vita nel vuoto aspettando che la quiete della sera varchi soglie provvisorie allettanti di illusioni. Uno slancio vitale filtra i miei pensieri, memorie, sogni, rabbia fluiscono sotto i colpi della realtà. È il momento del ritorno alla base.