Bernardo Panzeca – Figli e bambini
Le fiabe servono più ai grandi che ai piccoli. Quest’ultimi sanno già come parlare a un topino.
Le fiabe servono più ai grandi che ai piccoli. Quest’ultimi sanno già come parlare a un topino.
Quando anche il genitore superstite non è più, il cerchio si chiude. Senti mancarti la terra da sotto i piedi, non sei più ramo sei radice, non sei più figlio, viene meno quel senso di protezione, che solo un genitore riesce a dare, non sei più il primo per nessuno, cresci, qualsiasi età tu abbia. Restano i ricordi, tanti, la nostalgia. Resta l’amore che hai ricevuto, quello non muore mai, è lì nel tuo cuore e continua a regalarti emozioni, sensazioni speciali, indimenticabili, straordinarie.
Una mamma piange esattamente come tutte le altre persone, ma non si fa vedere, sta male e soffre esattamente come gli altri, ma lo nasconde meglio, non dorme la notte ma tiene gli occhi chiusi come se lo facesse, si alza al mattino con gli occhi gonfi ma ha solo preso un colpo d’aria, si siede a tavola e guarda la tv ma non la vede, una madre davanti agli occhi dei figli è sempre la più contenta anche se nel cuore ha la tristezza.
L’adolescenza è quell’età in cui i figli smettono di fare domande perché conoscono già tutte le risposte.
Se non sei pronta la sacrificio, senza che esso ti pesi, non sei pronta ad essere madre.
Una maestra che maltratta i “suoi” bambini “vale” una mamma che non allatta il proprio figlio per non rovinarsi il seno.
In certe situazioni l’unica soluzione è “amputamento degli arti e castrazione”. No alla violenza sulle donne e bambini.