Rocco Fierro – Figli e bambini
Ti ho desiderato…Ti ho voluto…Ti ho aspettato…Finalmente sei arrivato…Tu figlio mio adorato.
Ti ho desiderato…Ti ho voluto…Ti ho aspettato…Finalmente sei arrivato…Tu figlio mio adorato.
Mia madre accenna un saluto con la mano. Mio padre le risponde e sorride. Gli stessi occhi, le stesse parole di una vita vicini. Certi sguardi durano per sempre.
I figli sono la casa dove abita la gioia.
Amore è Quando in ogni suo sguardoPrende vita ogni mio sorriso…Amore è Svegliarsi insiemee sentire…
Il cuore di un figlio è come una cima da scalare faticosamente, per collocare sulla sua sommità la possibilità che comprenda e perdoni i grandi errori di un genitore.
Se tu non ci fossi la mia vita sarebbe come una giornata di inverno, Scura, fredda e triste.
Si era aspettata che sua figlia desse un altro schiaffo alla bambina per la sua disobbedienza, invece la poetessa di Qazvin si inginocchiò all’improvviso sul tappeto e la prese in braccio. Poi, mormorandole qualcosa all’orecchio e facendole il solletico finché lei non si mise a ridere, prese a tirare il pollice ostinato fino a estrarglielo dalla bocca. La bambina un po’ rideva un po’ piangeva, ansiosa di attenzioni, insofferente agli ordini. Era diventata raggiante, ma non appena la mamma si ritirò su, con un sospiro leggero, la bambina mise il broncio e si infilò di nuovo in bocca il pollice tutto raggrinzito. È una buona madre, osservò la donna anziana meditabonda. L’amore, come la preghiera, le viene naturale; si inginocchia accanto ai bambini e si alza come chi è abituato a genuflettersi. Chi avrebbe pensato che una donna tanto intollerante verso la stupidità potesse avere tanta pazienza con l’immaturità, si chiese.