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David Grossman – Libri

Quando sono con altra gente (mi è venuto in mente stasera, mentre facevo il bagno a mio figlio) – non importa se estranei o molto vicini – c’è un pensiero che non mi abbandona: sanno tutti fare con naturalezza ciò di cui io mi sento assolutamente incapace: mettere radici.

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    Si coprì gli occhi con le mani come per cancellare la visione e udì la propria voce gridare “No! No! Il fuoco! Non portatela là dentro”.”Taci! ” Ecuba le afferrò i polsi con tanta forza da farla torcere per il dolore. “Che cosa ti ha preso? Sei impazzita?””Non senti il tuono? “, mormorò Cassandra “No, no, c’è soltanto morte e sangue… il fuoco, la folgore, la distruzione…””Taci! ” ordinò Ecuba. “Che presagio per una sposa! Come osi fare una simile scena?””Ma non sentite, non vedete? “. Cassandra aveva la sensazione di essere pervasa dalla tenebra, non scorgeva altro che il buio screziato di fuoco. Si premette le mani sugli occhi per non vedere. Non erano altro che le torce fumanti, distorte dalla sua vista?

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    “Quante volte” chiesi disinvolta.”Come?” Sembrava l’avessi distolto da chissà quale catena di pensieri.Non mi voltai. “Quante volte sei venuto qui?”.”Vengo a trovarti quasi tutte le notti”.Mi voltai di scatto, stupita: “Perché?””Sei interessante quando dormi”. Lo diceva come se niente fosse. “Parli nel sonno”.”No!” Sbottai, rossa di vergogna fino ai capelli.Era dispiaciuto, glielo leggevo negli occhi. “Sei tanto arrabbiata con me?””Dipende!” Mi sentii come se qualcuno mi avesse rubato l’aria.Aspettò che chiarissi.”Da…” mi sollecitò dopo un po’.”Da quel che hai sentito!” Strillai.All’istante, in silenzio si materializzò al mio fianco e mi prese le mani con delicatezza.”Non essere così sconvolta” Si chinò su di me e da pochi centimetri di distanza mi fissò negli occhi.Ero imbarazzata, e cercai di distogliere lo sguardo.”Ti manca tua madre” sussurrò.”E che altro?”Sapeva dove volevo arrivare. “Hai pronunciato il mio nome” ammise.Sospirai, rassegnata: “Tante volte?””Quante sarebbero precisamente – tante-?””Oh, no!” Chinai la testa.”Non prendertela con te stessa” mi sussurrò in un orecchio. “Se fossi capace di sognare, sognerei te. E non me ne vergogno”.