Federica Maneli – Morte
Morirò con la penna tra le mani e quintali di sogni scritti, ma mai vissuti.
Morirò con la penna tra le mani e quintali di sogni scritti, ma mai vissuti.
Morire: un’altra di quelle cose che succedono ai vivi.
C’è un gioco sottile nel risveglio. Una fase in cui la morte ti corteggia, lusingandoti, per protrarre il sonno e convincerti a non svegliarti mai più. La morte ha la prima mano. Ti presenta caleidoscopicamente ciò che ti attende non appena avrai aperto gli occhi. Di che sudare freddo in un letto caldo. Poi, ti fa una controproposta: ti invita a tenere gli occhi chiusi, come se tu fossi il testimone di un imminente delitto mafioso. Quindi, gioca la carta del torpore: un asso pigliatutto che si porta via i tuoi progetti per il passato, ramazza l’angoscia di un presente onnipresente come Dio, ti assicura che nel futuro, per tua fortuna, non ci sarai.
L’amore esiste. Chi è deluso dice di no, fa finta di non crederci ma c’è, magari ce l’ha davanti gli occhi e non se ne accorge. Io nell’amore ci credo, ma non ci spero, perché tanto ormai pensano quasi tutti a divertirsi e non conoscono il brivido di una carezza, di un ti amo, di uno sguardo. Dicono che non esiste perché conoscono solo la volgarità di un corpo, e non la poesia che racconta. L’amore esiste. Sono le persone che amano che stanno scomparendo.
Né l’ambiziosa ragione, né l’affettuoso sentimento sono in grado di svelare il mistero dell’immortalità, di misurare la distanza che ci separa da essa. Un mistero indistinto che diventerà palese quando ne varcheremo la soglia; soltanto in quel momento ci riconosceremo a vicenda.
Non ho paura di morire è la paura di aver paura che mi fa paura.
Soli si muore.