Silvana Stremiz – Frasi Sagge
Non possiamo vedere quello che non è, ma possiamo “cogliere” quello che altri non vedono.
Non possiamo vedere quello che non è, ma possiamo “cogliere” quello che altri non vedono.
Nella storia intellettuale riguardo la maggior parte dei fenomeni sinistri c’è la mancanza del concreto.
La paura è la fonte principale di superstizione e di crudeltà. Vincere la paura è l’inizio della saggezza.
Forse la gente deve soffrire davvero prima di arrischiarsi a fare ciò che ama.
Le belle parole e i discorsi speciosi sono la rovina degli stati.Non si deve piacere agli orecchi: si devono dire cose.
Qualunque sia la prigione che ti costruisci, non ti dimenticare di farti le chiavi.
Così tanti libri, così tante scuole… così tanti maestri… e nessuno che sappia rispondere alla domanda più fondamentale: “Perché ci acculturiamo? Cosa stiamo cercando?”
Nella storia intellettuale riguardo la maggior parte dei fenomeni sinistri c’è la mancanza del concreto.
La paura è la fonte principale di superstizione e di crudeltà. Vincere la paura è l’inizio della saggezza.
Forse la gente deve soffrire davvero prima di arrischiarsi a fare ciò che ama.
Le belle parole e i discorsi speciosi sono la rovina degli stati.Non si deve piacere agli orecchi: si devono dire cose.
Qualunque sia la prigione che ti costruisci, non ti dimenticare di farti le chiavi.
Così tanti libri, così tante scuole… così tanti maestri… e nessuno che sappia rispondere alla domanda più fondamentale: “Perché ci acculturiamo? Cosa stiamo cercando?”
Nella storia intellettuale riguardo la maggior parte dei fenomeni sinistri c’è la mancanza del concreto.
La paura è la fonte principale di superstizione e di crudeltà. Vincere la paura è l’inizio della saggezza.
Forse la gente deve soffrire davvero prima di arrischiarsi a fare ciò che ama.
Le belle parole e i discorsi speciosi sono la rovina degli stati.Non si deve piacere agli orecchi: si devono dire cose.
Qualunque sia la prigione che ti costruisci, non ti dimenticare di farti le chiavi.
Così tanti libri, così tante scuole… così tanti maestri… e nessuno che sappia rispondere alla domanda più fondamentale: “Perché ci acculturiamo? Cosa stiamo cercando?”