Davide Gaffuri – Frasi Sagge
Sarebbe bello che domani mattina ogni uomo su questo pianeta si dimenticasse di odiare scoprendo con forza di amare.
Sarebbe bello che domani mattina ogni uomo su questo pianeta si dimenticasse di odiare scoprendo con forza di amare.
Riempire le proprie insicurezze elemosinando complimenti è come abbellire un balcone barocco con fiori di plastica.
La vita è una salita ripidissima. Sono poche le volte che riesci ad incontrare una pianura e potervi sostare sufficientemente a lungo per poter riprendere fiato. In realtà la salita non finisce mai e le discese, beh quelle poi sono quasi un miraggio. Non correre, credimi. Meglio un passo lento e deciso che una corsa a perdifiato, pronta a lasciarti con il cuore a mille e le gambe a pezzi.
Durante queste stagioni, maledette ed immobili stagioni, una stella, persa in un dedalo di sogni, si aggrappa alle carni del dolore. Dimentica il suo afflato, rinnega il cielo e si lascia mortificare dall’astuta luce di una candela.
Alla fine quando dico: “c’è un bel venticello che spira lassù” coronazione di un lungo discorso, mentre Nasoabecco sterza tra le curve, nessuno di loro mi risponde, silenzio di tomba, e io giovane Medicostregone sono stato ammonito di tre vecchi Medicistregoni a stare zitto, perché nulla importa, siamo tutti dei Budda Immortali Che Conoscono il Silenzio, perciò m’azzittisco, e cala un lungo silenzio mentre la brava automobile fila via e io vengo trasportato all’altra sponda da Nirmanakaya, Samboghakaya e Dharmakya Budda tutti e tre, in realtà Uno solo col braccio buttato sulla maniglia della portiera destra e il vento che mi soffia in faccia (e per la sensazione-emozione di vedere la Strada dopo mesi fra le rocce) mi godo ogni villetta e albero e prato lungo la via, questo piccolo e grazioso mondo che Dio ha allestito perché noi lo vedessimo e ci viaggiassimo e ci assistessimo come un film all’aperto, lo stesso preciso aspro mondo che ci strozzerà il fiato nel petto e ci stenderà alla fine in tombe insensibili, e da parte nostra neanche un lamento (e meglio così).
Non si è quel che si è,si è quel che si vive.Se per “vivere” occorresse essere quel che non si è,in men che non si dica lo si diventerà.Trallallero Trullallà… perché ironia occorre in ogni “è”.
Tutte le scienze esatte sono dominate dall’approssimazione.