Irene Mellace – Sogno
Sogni che continuano a essere tempesta, e io loro naufraga.
Sogni che continuano a essere tempesta, e io loro naufraga.
È l’alba. I sogni svaniscono e lasciano spazio a uno sterminato e indistinto grigio. È il momento del nulla. Le distanze tornano ad allungarsi, le reciproche contaminazioni sono ostacolate dalla coscienza trascinata in dote dall’approssimarsi del nuovo giorno.
Tu eri rapido, Morar, come un capriolo sulla roccia, terribile come una fiamma notturna nel cielo. La tua collera era una tempesta, la tua spada nella battaglia, un lampo sulla landa. La tua voce sembrava il torrente dopo la pioggia, il tuono grondante tra le montagne. Molti caddero sotto il tuo braccio; la fiamma della sua ira li consumò. Ma quando tu ritornavi dal combattimento, com’era calma la tua fronte! Il tuo viso era come il sole dopo la tempesta, come la luna nella notte silenziosa; il tuo seno era tranquillo come il lago quando è cessato il rumore del vento.
E chiudo gli occhi per vedere…
Mi piace adornare l’anima di sogni.
Coraggioso è colui, che permette ai propri sogni di volare sempre in alto, Inseguendoli.
Non importa se i sogni crollano. L’importante che ce ne siano sempre di nuovi da realizzare.