Stephenie Meyer – Sogno
La guardai negli occhi, spalancati sotto la folta cornice di ciglia, e desiderai poter dormire.Non per l’oblio, come avevo già fatto prima, non per sfuggire alla monotonia, ma perché volevo sognare.
La guardai negli occhi, spalancati sotto la folta cornice di ciglia, e desiderai poter dormire.Non per l’oblio, come avevo già fatto prima, non per sfuggire alla monotonia, ma perché volevo sognare.
Il mare è di chi lo sa ascoltare, di chi lo sa amare, di chi ad esso dedica tutti i suoi sogni ad occhi aperti.
La vita è un rincorrere sogni evanescenti, ma senza di essi sarebbe un vuoto d’anima.
Non fermarti mai questo è solo l’inizio di un grande sognoed è per questo inizia a scegliere i colori della tua vitainizia ad immaginare colorando i sogni tuoi con tutta fantasiae vedrai che renderai con le tue stesse mani quelle piccoleimperfezioni trasformandoli in tutta perfezionenon importa quanto tempo impiegherai nel finirloquel che importa è che il quadro della tua vita sarà completocon mille soddisfazioni, il dipinto della tua vitasarà appeso nelle mura di casa così potrai finalmente ammirarei colori della tua vita proprio come desideravinon dimenticare mai che la tua vita è un’opera d’artee tu ne fai parte, ricordati sopratutto che la perfezione è puramente fantasia bisognerebbe viverla con semplicità alternando i sogni e realtà mantenendo il giusto equilibrio delle nostre imperfezioniquesta è semplicemente vita un’opera d’arte.
Dopo la pioggia i colori si dividono,gli odori si raffinano, l’aria si ricarica di tempo…Dopo la pioggia vedo te, senza tempo, senza nome,un volo d’aquila perso nel cielo dei sogni…
Il mio tremore si fermò all’improvviso e fui invaso da un calore più intenso, nuovo. Che non bruciava.Splendeva.Tutto si sciolse dentro di me e rimasi immobile davanti al visetto di porcellana della bambina, metà vampira, metà umana.Tutti i lacci che mi stringevano alla vita, si spezzarono in un attimo, come lo spago di un grappolo di palloncini. Tutto ciò che mi rendeva ciò che ero – l’amore per la ragazza morta al piano di sopra, l’amore per mio padre, la fedeltà al mio nuovo branco, affetto per gli altri miei Fratelli, l’odio per i miei nemici, per la mia casa, per il mio nome, per me stesso – si staccò da me in quell’istante – zac, zac, zac – e fluttuò nello spazio.Ma non andai alla deriva – un nuovo laccio mi tratteneva dov’ero. Non uno: un milione. Non di corda, ma d’acciaio. Un milione di cavi d’acciaio che mi legavano a una cosa sola; al centro esatto dell’universo.Finalmente capii che l’universo ruotava attorno a quel punto. Non avevo mai colto la simmetria dell’universo, che adesso mi era chiara.Non era più la forza di gravità a imbrigliarmi.
Edward mi strinse con delicatezza. “Sono qui”.Respirai a fondo.Era la verità. Edward mi era accanto, sentivo il suo abbraccio. Finché fosse stato così, avrei potuto affrontare qualsiasi cosa. Drizzai le spalle e andai incontro alla mia sorte, confortata dal destino che mi camminava al fianco.