Gigliola Perin – Stati d’Animo
Aveva negli occhi un non so che. Una tristezza che brillava, quella che appartiene a chi ha vissuto con l’anima schegge di vita.
Aveva negli occhi un non so che. Una tristezza che brillava, quella che appartiene a chi ha vissuto con l’anima schegge di vita.
Mi han detto “scrivi solo cose tristi, dovresti provare a comunicare allegria”. Come posso spiegare che scrivere mi aiuta a parlare con me, a rendere più chiari anche a me determinati sentimenti e a non impazzire? Io, incapace di difendermi da me stessa, mi parlo a inchiostro.
I miei viaggi iniziano quando meno me l’aspetto, mi ritrovo a compiere il cammino nel labirinto che compone il mio io. La notte mi circonda ed io mi isolo, la mia musica nelle orecchie, non ho il classico foglio bianco davanti a me, tasti che spingo con velocità mentre le parole escono da sé. Eccolo. Quel viaggio inizia ora non posso sapere quando finirà. Dovrò attendere finché la mia anima non troverà la via per tornare a casa.
Anche la pazzia dovrà far sentire la sua voce.
Vorrei essere come quelle donne che io chiamo scialbe, quelle che si piangono addosso, quelle che con una scusa ti fanno entrare nella loro vita, poi capire se ciò che ti racconta sia vero. Mah! Di certo vorrei essere come loro che sanno passare da un letto all’altro senza nessun problema, peccato che per me il sesso non è amore e non esiste l’uno senza l’altro. Ma Dio quanto le invidio, liberano il corpo senza compromettere il cuore.
La mia immagine si perde dietro l’ipocrisia di un abito che ora, fieramente, non indosso.
Non sentirti inadatta, prova a sentirti sprecata. Vedrai che non solo vivrai meglio, ma non farai più vivere accanto a te chi non ti merita.