Giovanni Govoni – Tempi Moderni
Ho dovuto ammazzare il tempo per trovarmi un tempo morto.
Ho dovuto ammazzare il tempo per trovarmi un tempo morto.
Quarto postulato dell’essenza comunicativa postmoderna: se non lo pubblichi su Facebook non è mai accaduto.
Se ognuno pensa solo di essere un corpo di carne, allora seguirà l’istinto del proprio corpo di carne. La parola istinto è adatta al comportamento animale e non a quello umano. Ma per come vanno le cose nel mondo gli esseri umani stanno diventando sempre meno persone riflessive, esseri meno pensanti, in cerca solo di piacere fisico che disseti più l’io senza la d, incontrando solo delusioni, false verità e quel totale vuoto interiore che rende infelici.
La speculazione è un lusso, l’azione una neccessità.
Certa gente è come 500.000 Lire: un tempo valeva tanto.
Tutta l’arte è un vaneggio, la politica è un vaneggio; i supermercati e le autostrade, la scienza e la letteratura, la filosofia e la guerra. La religione è un vaneggio, le chiese e le sigarette. L’amore è uno dei vaneggi più grandi. Noi stessi siamo un vaneggio chimico che sta in piedi e parla per non so quale tipo di miracolo. Siamo arte, la terra è arte e un vaneggio perché l’universo è un vaneggio enorme. Questo stesso commento è un vaneggio, ma qualcuno potrebbe considerarlo poetico e quindi arte. Secondo me è arte tutto quello che contiene l’impegno di una qualsiasi parte del cervello e i sentimenti, soprattutto gli ultimi perché sono un vaneggio del cervello e aiutano a produrre arte, più grande è il sentimento, più grande è il vaneggio, più grande è l’opera. Oggi mi andava di pensarla così, domani potrei anche pensarla in modo diverso, ma credo di no, ne sono quasi certo.
Sono sempre di più le persone che viaggiano con la mente altrui senza spendere un piccolo neurone proprio: questa è la nuova società, tutto fumo e niente arrosto.