Maria Pia Isgrò – Tristezza
Anche le lacrime fanno rumore.
Anche le lacrime fanno rumore.
Viviamo… Giorno per giorno, minuto per minuto.La vita è bella e unica, fatta anche di periodi neri, ma è giusto così… Le difficoltà fanno parte di noi, ci aiutano a cogliere le piccole cose, che, anche se possono sembrare “insignificanti” lasciano dei ricordi nel percorso del nostro viaggio.Viviamo al meglio tutto ciò.Una delle poche cose è sicuro nella cita… Non si può tornare indietro, si può soltanto rimediare agli sbagli commessi e da qui, continuare a vivere sempre meglio.
La gente è talmente ignorante da non accorgersi che, credendo di ferire gli altri, ferisce poi solo se stessa.
Con un cuore grande come tu hai; un amore puro che si insinua in ogni piccolo spazio dei tuoi pensieri, ne sei più che degna. Tu che hai affidato a lui il tuo cuore e la tua Anima nell’attesa che il breve tempo che vi separa, si venga a colmare: non potresti fare di più per lui, ne sono sicuro. Lui è lì che ti osserva e regge il tuo sogno, è li vicino a te per farti sentire la sua presenza e renderti felice.
Sapevo che stava giocando con i miei sentimenti. Lo lasciai fare perché quel gioco mi piaceva, solo che alla fine persi molto di più di quel che credevo, una parte di me.
Non essere triste per le amarezze che la vita ti ha dato, lascia il passato alle spalle, se senti che non ce la fai più, non ti arrendere! Ricordati che solo di notte puoi vedere le stelle che ti guideranno verso la luce del mattino! Quindi non aver timore di andare avanti, abbi fede, sempre!
Lasciami! Lasciami! Io son troppo puro per te, non mi toccare! Non era proprio ora divenuto perfetto il mio mondo? La mia pelle è troppo pura per le tue mani! Lasciami! Stupido, balordo ottuso d’un giorno. Non è la mezzanotte più chiara? I signori della terra devono essere i più puri, i più sconosciuti, i più forti, le anime di mezzanotte sono più chiare e profonde di qualunque giorno. O giorno, tu brancichi verso di me! Cerchi a tastoni la mia felicità. Son per te ricco, solitario, un tesoro solitario, una camera dei forzieri? O mondo, tu vuoi me? Son io per te montano? Son per te spirituale? Son per te divino? Ma giorno e mondo, voi siete troppo goffi, abbiate mani più accorte, tendetele verso una più profonda felicità, verso una più profonda infelicità, tendetele verso qualche Dio. Non tendetele verso di me. La mia infelicità, la mia felicità, è profonda, o giorno bizzarro. Ma io non sono un Dio, non l’inferno di un Dio, profondo è il suo dolore.