Giampiero Piovesan – Vita
La morte è l’umiltà della vita.
La morte è l’umiltà della vita.
La vita sarebbe più semplice se il dolore venisse vissuto come il piacere.
Non rinnego nulla della mia vita, tutto ha concorso a farmi essere quella che sono.
Quanti casini, quanti problemi ci facciamo. Problemi che spesso ingigantiamo per paura di affrontare. Siamo persone vere, di quelle che non soffrono a metà, di quelle che i problemi li affrontano a costo di rimetterci il cuore. Siamo persone che sanno cosa vogliono, per questo non vivono mai a caso. Siamo persone forti, ma con il cuore spesso colmo di lacrime.
Il mondo è una prigione dove è preferibile stare in una cella di isolamento.
Tanto per cominciare si dovrebbe iniziare morendo, e così tricchete tracchete il trauma è bello che superato. Quindi ti svegli in un letto di ospedale e apprezzi il fatto che vai migliorando giorno dopo giorno. Poi ti dimettono perché stai bene e la prima cosa che fai è andare in posta a ritirare la tua pensione e te la godi al meglio. Col passare del tempo le tue forze aumentano, il tuo fisico migliora, le rughe scompaiono. Poi inizi a lavorare e il primo giorno ti regalano un orologio d’oro. Lavori quarant’anni finché non sei così giovane da sfruttare adeguatamente il ritiro dalla vita lavorativa. Quindi vai di festino in festino, bevi, giochi, fai sesso e ti prepari per iniziare a studiare. Poi inizi la scuola, giochi con gli amici, senza alcun tipo di obblighi e responsabilità, finché non sei bebè. Quando sei sufficientemente piccolo, ti infili in un posto che ormai dovresti conoscere molto bene. Gli ultimi nove mesi te li passi flottando tranquillo e sereno, in un posto riscaldato con room service e tanto affetto, senza che nessuno ti rompa i coglioni. E alla fine abbandoni questo mondo in un orgasmo!
Strana la gente, passa la prima metà della vita a costruirsi prigioni in cui passerà tristemente la seconda metà della vita.