Sonia Regis – Acqua
Acqua sorgiva che sgorghi dal più profondo della terra purifica questo mio cuore colmo di questa sporca confusione perché nel sentirmi solo possa ritrovare me stesso.
Acqua sorgiva che sgorghi dal più profondo della terra purifica questo mio cuore colmo di questa sporca confusione perché nel sentirmi solo possa ritrovare me stesso.
Voi amate il mare, capitano? – Si! L’amo! Il mare è tutto. Copre i sette decimi del globo terrestre; il suo respiro è puro e sano; è l’immenso deserto in cui l’uomo non è mai solo, poiché sente fremere la vita accanto a sé. Il mare non è altro che il veicolo di un’esistenza straordinaria e prodigiosa; non è che movimento e amore, è l’infinito vivente, come ha detto uno dei vostri poeti. Infatti, signor professore, la natura vi si manifesta con i suoi tre regni: minerale, vegetale, animale. Quest’ultimo vi è largamente rappresentato da quattro gruppi di zoofiti, da tre classi di articolati, da cinque classi di molluschi, da tre di vertebrati, dai mammiferi, dai rettili e dalle innumerevoli legioni di pesci, che contano oltre tredicimila specie, di cui un decimo soltanto appartiene all’acqua dolce. Il mare è il grande serbatoio della natura, è dal mare che il globo è, per così dire, incominciato, e chissà che non finisca in lui. Ivi è la calma suprema. Il mare non appartiene ai despoti. Alla sua superficie essi possono ancora esercitare diritti iniqui e battersi, divorarsi, recarvi tutti gli orrori della terra; ma trenta piedi sotto il suo livello, il loro potere cessa, la loro influenza si estingue, tutta la loro potenza svanisce! Ah! signore, vivete, vivete nel seno del mare! Qui soltanto è indipendenza, qui non riconosco padroni, qui sono libero!
Amarsi con la stessa spontaneità dei bambini serve a dare all’amore la sua vera e dolcissima essenza.
Tutti sanno che sei parte di me anche chi mi guarda negli occhi vede il…
Tu ministro di Dio, tu vicario di cristo in terra, ma tu uomo, con le tue insicurezze, con le tue paure, tu papa, ma tu uomo che forse per coraggio o forse per stanchezza hai voluto dare ad altri l compito di continuare a gestire la chiesa di Dio.
Non c’è dolore più grande di sentire una profonda e feroce solitudine, anche se ti trovi immerso in una interminabile folla. Non c’è dolore più grande di cercare tra quella folla il perché del tuo continuo vagare tra i come e i se tra mille incertezze a cui non sai dare risposta. Non c’è dolore più grande della dolorosa consapevolezza che ci sei, ma non più per me.
Non lamentarti dei giorni di pioggia. Sono i giorni in cui puoi piangere a testa…