Daniele De Patre – Amico
Il giorno che avrò trovato un amico vero, gioirò…Evviva!
Il giorno che avrò trovato un amico vero, gioirò…Evviva!
Capiterà: ci scontreremo, discuteremo, litigheremo, le nostre strade si divideranno. Però i cuori, se ci sarà del “sano”, rimarranno integri. Legati da un filo sottile, invisibile, ma tremendamente robusto!
Per avere una grazia da San Gennaro bisogna parlargli da uomo a uomo.
Alcuni pensano che far entrare qualcuno nella propria vita sia una cosa da nulla. “Entro” significa che stai facendo un passo e stai attraversando qualcuno. Far entrare è difficile. Ma ancora più difficile è fare quel passo. Questo spiega perché molte persone arrivano ed escono dalla nostra vita. Sono quelle che hanno fatto una passeggiata lungo il perimetro della tua casa, hanno sbirciato all’interno della tua anima e sono rimaste sulla soglia. Non è il permesso che invita ad entrare. È quel passo. Quel passo che chiamiamo “amato” e che è la misura di quanto amiamo. La gente che sta sulla soglia ti ha sorpassato senza mai arrivare dentro.
Dare fiducia, per me significa: consegnare un diamante soltanto una volta, ri_darla, significa: quella morte interiore che affligge sempre quella parte casta.
Quanti di noi sono veramente convinti di poter avere tanti amici, amici veri? Io non mi illudo. Siamo obiettivi, quante volte nei momenti di difficoltà, i cosiddetti amici si ricordano di noi? E noi degli altri? Forse per dire le solite frasi fatte, del tipo: come stai (e stop), mi dispiace (e stop), forza e coraggio (e stop), e a seguire: davvero stop, null’altro. In giro riscontro tante finte amicizie, a me non interessano. Provo e insisto nel tentativo di maturarne una (bel risultato), magari due (eccezionale), a tre non ci penso nemmeno. Non mi illudo, l’Amicizia quella vera è qualcosa di grandioso, non facile da “coltivare”. Occorrono “ben” due cuori pieni di Amore.
Posso perdonare un amico che sparisce, solo se è morto.