Alessandra Celentano – Comportamento
Molti dicono “posso farcela”, pochi dicono “ce l’ho fatta”.
Molti dicono “posso farcela”, pochi dicono “ce l’ho fatta”.
Ogni persona ha la propria idea, sullo stesso argomento. Ritengo che tutte le idee si debbano rispettare, soprattutto quando si sa che si lede o offende l’idea di un’altro, non si deve insistere, cercando l’approvazione a tutti i costi di altri ancora, per sentirsi dalla parte della ragione. Ogni persona ha le sue ragioni, i suoi personali motivi.
Quando la bellezza non è avere (le maschere di spirito che Dio estrae per farne luce) ma essere, quando è trasformata in avere e se è troppo “importante” come dose, può verificarsi di conseguenza un fallout che condanna alla morte, o peggio, chi se ne veste. Il se non è in discussione, è matematicamente certo, semmai è incerto il quando. Un potere inamovibile e abbastanza forte può posticipare questa conseguenza con azioni vergognose ma abbastanza scaltre per avere temporaneamente successo, come riprogrammare la natura per far si che si rovesci addirittura la legge che determina quello che è giusto e quello che è errato, la vita, che diventa morte, e la morte, che diventa vita. Ma così facendo la natura universale, maltrattata e danneggiata fino alle sue radici, porterà quella vita che si voleva salvare, mutare e rendere perenne, a quella fine certa sin dall’inizio. Un limite non può essere superato operando sulla legge che determina il limite. Dio agisce così perché, da quella piattola che è, crede di essere abbastanza in gamba da sopravvivere ad un male, il Suo, superiore al bene che vuole ottenere. È inutile che si convinca che la mia è vanità. Così peggiora il danno che sta compiendo. La matematica non imparerà mai l’umiltà, perché si svolge secondo la sua natura, che non può cambiare. Se si cerca di cambiare l’essenza della legge matematica per trasformarla in quello che la renderebbe più conveniente, questa tracotanza aggressiva è il vero errore di calcolo, la perdizione dell’intera vita per sciuparla nell’avere. Quando il corso dell’evoluzione comincerà la sua linea discendente, consumato da troppa “luce”, energia vitale, sarà il segnale del principio dell’annullamento. Non esisteranno navi di salvataggio, perché non esisteranno posti dove andare. Nessuna percezione del futuro, non quelle che ci sono state di cui Dio aveva il monopolio, si avvererà. La conoscenza che ha preteso di prendersi con la morte per salvarsi, è stato il suo passo falso, e da essa otterrà invece la sua rovina. Non potrà capovolgere questa conseguenza, come lo zero e l’uno costruiscono le pareti dei suoi labirinti, perché un passo del genere è superiore alle sue abilità. Se questa è vanità, sono contenta di esserlo: infatti non mi faccio corrompere dalla ricchezza delle sue maschere, non mi farà cambiare l’asserzione della verità oggettiva e immutabile con vendette e crudeltà, preferisco assecondarlo, dicendogli però che fine farà, a realizzarle anche con il mio stesso sangue perché so dove lo porteranno (dovrebbe ricordarsi che ha ucciso per avidità e invidia chi sapeva migliore di lui e dei suoi figli, e questo non va a suo vantaggio). La possibilità di salvarsi, di liberarsi dalla prigione che ha costruito, Dio l’ha già avuta, e ha preferito scegliere la morte per arricchirsi e raddoppiare la forza del Messia e dei suoi angeli, quindi non ne avrà altre. La salvezza dalle sue azioni non è qualcosa che potrà rubare, perché non esiste nessuno che la possiede. Poi, la merda non è in grado di ritornare e riparare le merdate che fa, non è nella sua natura. È inutile che si incavola con me, se è così, o se crede che io possa fargli qualcosa di male. La vendetta è natura del Cristo, non mia, e l’Essere interiore che fa di una persona quello che è, non cambia. Il male Dio lo sta facendo da solo, è lui soltanto che se lo sta facendo.
Giustizia, spesso lo è di più.Moralità, lusso da eunuchi.Diritto, sovente camaleontica dittatura.Dovere, sempre colpe d’altri.Fede, solo un anello al naso.Così all’onore han messo lettera muta in fronte e fatto santo.Anche lui mutato in torta da dividere.
In questi giorni ho pensato spesso a te, a come stai, a cosa fai, se hai ancora le stesse abitudini, se prendi ancora il caffè alla stessa ora ogni giorno, se hai cambiato casa come volevi e se fai ancora fatica a orientarti quando è buio e la luce è spenta, se fai ancora tutto di fretta perché sei sempre in ritardo. E, credimi, ti ho pensato talmente tanto che, se non ti sei ancora strozzato con il caffè, se non hanno dovuto amputarti il mignolo perché l’hai sbattuto troppo forte, se non ti sei rotto l’osso del collo mentre scendevi di fretta le scale è un miracolo.
Io sarò migliore di qualcun altro quando non mi guarderò più attorno con il pregiudizio…
La decadenza del dono si specchia nella penosa invenzione degli articoli da regalo, che presuppongono già che non si sappia che cosa regalare perché, in realtà, non si ha nessuna voglia di farlo.