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Angela Cicolari – Frasi sulla Natura

Il Dio di adesso non ha da pretendere la mia obbedienza. Quello le cui note erano incatenate e volendo liberarsi ha assassinato il vero bene, la vera giustizia, il vero amore per vestirne il Messia e la puttana celeste. Per me il suo potere è merda immonda. Non cambierò idea, non mi inchinerò, e prima di tutto non lo amo. Mai. Mi fa schifo e mi fa cagare. Può prendersi, attraverso la croce del Figlio, tutta la droga azzurra che vuole per cambiare e liberarsi, ma resta e resterà sempre uno zero assoluto. La ricchezza, in fondo, quella spirituale, soprattutto, che dona ai suoi sperando di cambiare e diventare chissà cosa, serve per soffocare e nascondere ben altre miserie. Lo sappiamo entrambi. Quando sarà la fine e tutto il vero Bene che Dio odiava se ne sarà andato con la sua ultima dose, l’unica libertà dalla disgrazia che è, sarà la perdizione nell’assenza, l’annullamento definitivo. E visto che non esiste più il vero Dio, che il cornuto invidiava e di cui voleva prendere il posto, sarà l’unica fine possibile portata dalla sua vera natura, anche se crede di essere altro.

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    Tutti i malefici del mondo non bastano a trasformare il disegno di Dio da oscenità e male, a bene e virtù. Salvare i propri servi dalle loro azioni vili non ha senso, come non ne ha avuto commissionare lo stesso assassinio come avvenne per Ida Dalser, perché il fascio del Cristo, discendende di Re Davide, non abbia più ostacoli, per prendere il destino di quello che si uccide, mangiandone il bene per la conquista e la rovina di tutto, rovina perché solo l’apparenza può cambiare, ma non la natura. Nella tristezza di quello che passa e più non torna, si possono solo vedere macerie e morte, tra le mura splendenti e poderose, un regno esteriormente saldo, ma c’è una diafana sostanza appena sotto l’apparenza vigorosa, e vani canti verso il cielo si odono nella culla della morte, “conquista”, “conversione” dicono gli angeli alle stelle, che tremanti o divertite si nascondono, forse nel luogo oltre la notte conosciuto solo a loro. Sotto, un mondo ormai sconfitto, moltiplicato con la macellazione, piegato all’insania, ingordigia e invidia di Dio e gli apostoli del figlio: la nuova terra dei guardiani celesti.

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    Quando la bellezza non è avere (le maschere di spirito che Dio estrae per farne luce) ma essere, quando è trasformata in avere e se è troppo “importante” come dose, può verificarsi di conseguenza un fallout che condanna alla morte, o peggio, chi se ne veste. Il se non è in discussione, è matematicamente certo, semmai è incerto il quando. Un potere inamovibile e abbastanza forte può posticipare questa conseguenza con azioni vergognose ma abbastanza scaltre per avere temporaneamente successo, come riprogrammare la natura per far si che si rovesci addirittura la legge che determina quello che è giusto e quello che è errato, la vita, che diventa morte, e la morte, che diventa vita. Ma così facendo la natura universale, maltrattata e danneggiata fino alle sue radici, porterà quella vita che si voleva salvare, mutare e rendere perenne, a quella fine certa sin dall’inizio. Un limite non può essere superato operando sulla legge che determina il limite. Dio agisce così perché, da quella piattola che è, crede di essere abbastanza in gamba da sopravvivere ad un male, il Suo, superiore al bene che vuole ottenere. È inutile che si convinca che la mia è vanità. Così peggiora il danno che sta compiendo. La matematica non imparerà mai l’umiltà, perché si svolge secondo la sua natura, che non può cambiare. Se si cerca di cambiare l’essenza della legge matematica per trasformarla in quello che la renderebbe più conveniente, questa tracotanza aggressiva è il vero errore di calcolo, la perdizione dell’intera vita per sciuparla nell’avere. Quando il corso dell’evoluzione comincerà la sua linea discendente, consumato da troppa “luce”, energia vitale, sarà il segnale del principio dell’annullamento. Non esisteranno navi di salvataggio, perché non esisteranno posti dove andare. Nessuna percezione del futuro, non quelle che ci sono state di cui Dio aveva il monopolio, si avvererà. La conoscenza che ha preteso di prendersi con la morte per salvarsi, è stato il suo passo falso, e da essa otterrà invece la sua rovina. Non potrà capovolgere questa conseguenza, come lo zero e l’uno costruiscono le pareti dei suoi labirinti, perché un passo del genere è superiore alle sue abilità. Se questa è vanità, sono contenta di esserlo: infatti non mi faccio corrompere dalla ricchezza delle sue maschere, non mi farà cambiare l’asserzione della verità oggettiva e immutabile con vendette e crudeltà, preferisco assecondarlo, dicendogli però che fine farà, a realizzarle anche con il mio stesso sangue perché so dove lo porteranno (dovrebbe ricordarsi che ha ucciso per avidità e invidia chi sapeva migliore di lui e dei suoi figli, e questo non va a suo vantaggio). La possibilità di salvarsi, di liberarsi dalla prigione che ha costruito, Dio l’ha già avuta, e ha preferito scegliere la morte per arricchirsi e raddoppiare la forza del Messia e dei suoi angeli, quindi non ne avrà altre. La salvezza dalle sue azioni non è qualcosa che potrà rubare, perché non esiste nessuno che la possiede. Poi, la merda non è in grado di ritornare e riparare le merdate che fa, non è nella sua natura. È inutile che si incavola con me, se è così, o se crede che io possa fargli qualcosa di male. La vendetta è natura del Cristo, non mia, e l’Essere interiore che fa di una persona quello che è, non cambia. Il male Dio lo sta facendo da solo, è lui soltanto che se lo sta facendo.