Angela Randisi – Figli e bambini
L’infinito non puoi toccarlo ma puoi vederlo nello sguardo di un bambino.
L’infinito non puoi toccarlo ma puoi vederlo nello sguardo di un bambino.
Anche se tu arrivassi solo un attimo prima del mio ultimo respiro, anche se ti percepissi appena, con la nebbia negli occhi, anche se ti stringessi la mano più col pensiero che con la forza, anche se in quell’attimo mi si strappasse il cuore per l’immenso vuoto che ci ha divisi, tu resti sempre mio figlio, ed io tuo padre, da quando non ti ho visto nascere a quando forse mi vedrai morire.
Se siamo stati dei buoni genitori lo capiremmo solo col tempo, dove abbiamo sbagliato non necessariamente. Ma se il risultato finale è buono abbiamo fatto un buon lavoro o forse siamo stati solo fortunati.
Mai scorderò quando mia madre prendendomi per mano un giorno mi disse: “Inciamperai spesso lungo il tuo cammino, ma non darti pena perché io t’insegnerò a credere in te stessa!”
Vorrei essere per te il tuo unico pensiero e non un ritaglio del tuo tempo.
Come il poeta lascia il suo segno tra le rime, così tu hai lasciato la tua impronta sul mio cuore.
È la prima parola che un bimbo pronuncia, un bisillabo in cui si cela il miracolo dell’esistenza, non esistono occhi così opachi da non brillare al cospetto di uno sguardo materno. Non si è mai troppo adulti, mai sazi d’affetto, per aver bisogno della mamma.