Anonimo – Palindromi
A vita nella valle nativa.
A vita nella valle nativa.
L’amore ti butta in un fiume e dice: “non sono stato io”.
Quando siamo bambini l’inferno non è altro che il nome del diavolo sulla bocca dei nostri genitori. Poi questa nozione si complica, e allora ci rigiriamo nel letto nelle interminabili notti dell’adolescenza, cercando di spegnere le fiamme che ci bruciano, le fiamme dell’immaginazione. Più tardi, quando non ci guardiamo più allo specchio perché i nostri volti cominciano ad assomigliare a quello del diavolo, la nozione dell’inferno si trasforma in un piumone intellettuale e allora, per sottrarci a tanta angoscia, ci mettiamo a descriverlo. Giunti alla vecchiaia l’inferno è così alla portata di mano che l’accettiamo come un male necessario e lasciamo persino scorgere la nostra ansia di patirlo. Ancora più tardi, e adesso sì che siamo tra le sue fiamme, mentre bruciamo cominciamo a intuire che forse potremmo acclimatarci. Passati mille anni un diavolo ci chiede, con aria di circostanza, se soffriamo ancora; gli rispondiamo che l’abitudine ha una parte ben maggiore della sofferenza. Alla fine arriva il giorno in cui potremmo abbandonare l’inferno, ma rifiutiamo fermamente tale offerta. Chi rinuncia infatti a una cara abitudine?
Sapo:Caro Jonson,abbiamo fatto percorsi di vita diversi, con esperienze molto diverse, e ci incontriamo molto…
Ubi lex voluit. Dixit. Ubi noluit. Tacuit.Dove la legge ha voluto, si è pronunciata, dove non ha voluto, non si è pronunciata.
Mai le nostre anime sono così distanti come quando i nostri corpi sono vicini.
Perché domandarsi, quando tutto va bene, cosa potrebbe andare male? Meglio godersi il momento magico.