Carl William Brown – Libri
Se per caso qualche stupido direttore editoriale dovesse trovare qualcosa da ridire su qualche mia frase, sappia che in più ci sarà anche questa.
Se per caso qualche stupido direttore editoriale dovesse trovare qualcosa da ridire su qualche mia frase, sappia che in più ci sarà anche questa.
Il mio personale solstizio, l’inizio di una stagione che vivrò un giorno alla volta. M’involerò verso il futuro su ali intessute di mistero, senza guardarmi indietro. Tu sei tu e io sarò io, oggi e ancora oggi, e il futuro lasciamolo al domani. Lascia che siano le stelle a tenerci d’occhio. Che ciascuno di noi percorra la propria orbita, confidando che un giorno ci incontreremo ancora. Possa il nostro prossimo incontro essere non un ritrovarsi ma una dolce collisione di due destini!
Le sembrava di muoversi con il pilota automatico, presente solo con metà della testa, mentre l’altra metà l’aveva lasciata sulla veranda, a chiedersi se Travis avesse davvero flirtato con lei e se, per caso, ma solo per caso, lei lo avesse gradito.
Se il fine giustifica i mezzi, il denaro è un fine o un mezzo?
È l’ambizione che divora i giovani, che non gli fa fare l’amore in pace con le loro ragazze, che li fa rodere nell’indefinito tarlo della gloria, che li fa girare nel sonno sempre distratti, e alla ricerca di un appunto, che lu fa accanire senza apprendere un mestiere, che alla fine è la sostanza di tutto.È perché anche questo non basta. I giovani vogliono farsela con quello che non si riesce a toccare.Con le distanze che non si possono colmare, vogliono immolare la loro vita a quest’Incommensurabile. E quando anche arrivano a qualche risultato, non ce la fanno a godersela.Li frega l’affanno.Si poteva fare di più, e meglio, o semplicemente si poteva fare ancora.L’insoddisfazione li fa andare avanti e gli mette una mina dentro.Bisogna farsela invece la soddisfazione. Occorre non rimanere soli, non allenare con le proprie mani elevate e mondate dei mezzi uomini, degli storpi, degli incapaci di amare, divorati dalla bellezza e dal temp perduto.
Bisognerebbe studiare le persone allo stesso modo in cui si studiano i libri.
La reclusione dei condannati non ci ha mai restituito nulla, non è mai stata di consolazione. Contano di più le sentenze, l’impegno dello Stato a cercare la verità e a dare giustizia. A casa abbiamo sempre provato fastidio quando ci veniva chiesto di dare o meno il via libera a una scarcerazione o a una grazia, perché rifiutiamo questa idea medioevale che i parenti di una vittima decidano della sorte di chi è ritenuto colpevole.