Carlos Ruiz Zafón – Libri
Lei scrollò le spalle e alzò gli occhi al cielo, come se volesse catturare al volo le parole che stava per pronunciare.
Lei scrollò le spalle e alzò gli occhi al cielo, come se volesse catturare al volo le parole che stava per pronunciare.
A volte mi chiedo se la realtà esiste davvero, se c’è veramente una natura delle cose, obiettiva e intatta. O se tutto ciò che ci accade è già modificato in anticipo dalla nostra immaginazione. Se sognando qualcosa gli diamo vita.
Sono molto più di quello che scrivo, sono carne e sangue.
Mare. Non ha fondo. Immagine dell’infinito. Fa venire grandi pensieri. In riva al mare bisogna sempre avere un cannocchiale. Quando lo si guarda, dire sempre: “quanta acqua!”.
Ancora oggi, quando ci ripenso, non riesco a crederci. Diecimila uomini giacevano al suolo, tutto intorno, digiuni, stremati, feriti. Un esercito nemico agguerrito e numeroso era accampato a poca distanza, i nostri compagni all’accampamento si trovavano in pericolo mortale e vegliavano nella notte perché non potevano nemmeno fidarsi di Arieo, eppure quella fu forse la più bella notte della mia vita. Non pensavo a ciò che sarebbe accaduto l’indomani, anzi, proprio la consapevolezza che forse non ci sarebbe stato un domani mi fece vivere per poche ore con un’intensità di sentimenti quale non avevo mai provato e forse non proverò per il resto dei miei giorni.
Ogni notte lo uccido di nuovo. Mille morti, diecimila morti sono niente al confronto di quello che meritava.
“Non ve ne andate, perché anche io ho da fare un giuramento. Giuro che darei fino all’ultima goccia del mio sangue, fino all’ultimo brano della mia carne, per conservare la stima per un uomo come voi Athos, e l’amicizia di un uomo come voi, Aramis”.E si gettò nelle braccia di Athos.”Figlio mio!” Disse Athos stringendoselo al cuore.”E io” disse Pothos “non giuro niente, ma soffoco, perdio! Se dovessi battermi con voi, credo che mi lascerei infilare da parte a parte, giacché al mondo non ho amato che voi.”