Cesare Pavese – Comportamento
Perché, quando si è sbagliato, si dice “un’altra volta saprò come fare”, quando si dovrebbe dire: “un’altra volta so già come farò”?
Perché, quando si è sbagliato, si dice “un’altra volta saprò come fare”, quando si dovrebbe dire: “un’altra volta so già come farò”?
Dio può riaprire un portone, io quando chiudo chiudo con triplice mandata.
In giro c’è tanta presunzione, l’umiltà che in molti decantano è una sconosciuta.
L’invidia è come l’edera: si arrampica a noi, ci ricopre e si avviluppa. Essa va dissolta con potenti veleni.
Quando il cielo pareva di umanità oscurato ho incontrato un uomo che innanzi al dio…
Meglio avere rimpianti o rimorsi? Né l’uno né l’altro, voglio vivere secondo le mie scelte accettandone le conseguenze, ma so che avrò vissuto seguendo il mio istinto e il mio intuito.
Noi pensiamo sempre che le persone disabili sono meno fortunate di noi e con pena le guardiamo, siamo comunque imbarazzati al loro passaggio perché non sappiamo se salutarli e fargli un sorriso che non costa niente, oppure no, se un bacio può fargli piacere oppure no, impariamo a vederli come noi siamo, anche noi abbiamo difetti da nascondere, non sono evidenti ma forse più gravi, eppure non ci sentiamo imbarazzati, la civiltà sta nell’accettare e rendere più normale la vita ai meno fortunati, solo allora potremo sentirci appagati.