Claudio Visconti De Padua – Tristezza
Leggevo nei suoi occhi tristi il dolore, il suo cuore aveva ferite e la sua anima era in tormento; nessuno sapeva, né leggere ne udire l’urlo della sua anima, il silenzio cela i rumori più forti!
Leggevo nei suoi occhi tristi il dolore, il suo cuore aveva ferite e la sua anima era in tormento; nessuno sapeva, né leggere ne udire l’urlo della sua anima, il silenzio cela i rumori più forti!
Al corpo stanco dà sollievo il letto, ma all’anima afflitta lei era la mia sollecitudine.
Per lei udire versi d’amore era nutrimento, ma anche preludio, “all’ultima riga agguantò la mia nuca coi i palmi delle sue mani e sussurrò: fammi delle mie labbra una pergamena e con un bacio incidi una poesia”!
Ho riordinato la cassaforte dei miei desideri, alcuni li ho rimossi, oramai scaduti. Adesso posso dire di avere l’anima più leggera e il cuore sgombro da irrealizzabili traguardi. In quanto ai sogni, no quelli sono blindati, nessuno li può depredare!
Con gli occhi ci soffermiamo sulla bellezza esteriore, credendo che possa renderci felici, se riuscissimo a inquadrare la bellezza interiore, quella dell’anima, silenziosa, umile, nascosta, allora solo allora saremo liberi da cecità.
Dio ci vieta di giudicare perché nessuno ha il potere di leggere i cuori, i…
Carezza da assaporare un giorno: verrà.