Ludwig Josef Johann Wittgenstein – Comportamento
Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere.
Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere.
Beato chi è sereno se sereno è, se non sarà sereno si rasserenerà.
Lo zapping è una nevrosi da single. Non va esposto né in famiglia né in società.
Cosa non fare mai: sgomitare per essere sempre prime. Il primo sms, se parla d’amore, deve arrivare da lui.
Cosa non fare mai: name dropping. Molti non sanno cos’è ma ne fanno uso continuato: citano sempre i nomi degli Importanti come se fossero amici cari. Più che amico intimo fa conoscente insicuro.
Semibarba. Mai se non siete giovane, macho e fidanzato con una signorini dalla pelle d’elefante che ha già dichiarato di gradire.
Cosa non fare mai: ostentare una sciarpa come fosse un voluminoso cappio al collo. Vi introdurranno nella categoria degli incappiati, che è come quella dei paninari degli anni Ottanta.
Il silenzio di labbra cucite non è silenzio. Si potrebbe ottenere lo stesso risultato tagliando la lingua, ma anche questo non sarebbe silenzio.È silenzioso colui che, pur avendo la possibilità di parlare, non pronuncia nessuna parola inutile.
Vi sono persone, insospettabili, che fioriscono solamente nella più stretta intimità.
Ciascuno loda e vitupera secondo il suo piacere, sempre coprendo il vizio col nome della virtù prossima o la virtù col nome del vicino vizio: chiamando un presuntuoso libero, un ignorante buono.
Nessuno, per piacere agli altri, deve avvilire sé stesso.
Gli uomini odiano negli altri i loro vizi stessi.
La metafora non è che un mezzo istintivo di difesa, il modo in cui ci si libera da una confessione troppo immediata.
Sappiamo che invecchieremo tutti, ma in concreto questa sorte non ci tocca. I vecchi in questo sono soli.
Molti giudicano segno della propria importanza ritenere importante qualcuno.
I noiosi si annoiano sempre.
Molti hanno il vizio di attirare l’attenzione sui propri difetti credendo di trasformarli in pregi attraverso la lamentela; vittime, come molti brutti, dell’illusione che a farsi compatire per la propria bruttezza si diventi belli.