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Daniel Pennac – Libri

Gli orari della vita dovrebbero prevedere un momento, un momento preciso della giornata, in cui ci si potrebbe impietosire sulla propria sorte. Un momento specifico. Un momento che non sia occupato né dal lavoro, né dal mangiare, né dalla digestione, un momento perfettamente libero, una spiaggia deserta in cui si potrebbe starsene tranquilli a misurare l’ampiezza del disastro. Con queste misure davanti agli occhi, la giornata sarebbe migliore, l’illusione bandita, il paesaggio chiaramente delineato. Ma se si pensa alla propria sventura tra due forchettate, con l’orizzonte ostruito dall’imminente ripresa del lavoro, si prendono delle cantonate, si valuta male, ci si immagina messi peggio di come si sta. Qualche volta, addirittura, ci si crede felici!

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    E mentre stringe più forte il cuscino pensa che forse l’amore vero è quello dei suoi genitori. Un amore semplice fatto di giornate insieme ognuno coi propri impegni e i propri hobby. Un amore fatto di risate e scherzi mentre si rientra a casa di sera, fatto di colazioni preparate al mattino, di figli da crescere, di progetti ancora da fare. Si, i miei genitori si amano. E non sono stati uno il primo amore dell’altra. Si sono conosciuti dopo aver amato altre persone. E forse non così. Forse bisogna viaggiare prima di capire qual è la meta giusta per noi. Forse la prima volta è ogni volta che ami.

  • Pat Conroy – Libri

    Mi ricordo una sera d’estate: mia sorella, mio fratello ed io (eravamo molto piccoli e l’afa gravava come muschio sulla pianura) non riuscivamo a dormire. La mamma ci portò allora a fare due passi fino al fiume e alla darsena, benché Savannah e io avessimo un raffreddore estivo e Luke un eczema da calore. “Ho una sorpresa per i miei cocchi,” disse la mamma mentre noi guardavamo affascinati un delfino prendere il largo nell’acqua tranquilla, metallica. Sedevamo sulla punta del moletto e, stendendo le gambe, cercavamo di toccare l’acqua col piede. “C’è una cosa che voglio farvi vedere. Una cosa che vi aiuterà a dormire. Guardate là, figlioli,” disse, indicando l’orizzonte a levante. E, proprio in quel momento, dove essa indicava, la luna comparve, sollevando la fronte di uno stupefacente color oro al di sopra di una filigrana di nuvole che bordavano il cielo di veli. Le sere erano lunghe al sud, in quella stagione, e alle nostre spalle, in quello stesso momento, il sole stava tramontando in un tripudio di fiamme che incendiavano il fiume. Era come un duello di ori: l’oro nuovo della luna nascente, l’oro consunto del sole che scompariva all’altro capo del cielo. Così il giorno, dopo un’ultimo guizzo di danza sulle paludi della Carolina, moriva splendidamente sotto gli occhi di noi ragazzi, finché della luce dell’astro diurno non rimase che un listello intorno alle chiome delle querce acquatiche. La luna poi sorse veloce, come un’uccello che si leva dall’acqua, e salì in alto: fulva, poi gialla, poi giallino, poi d’argento, poi d’un miracoloso, immacolato pallore, al di là dell’argento, un colore che è proprio soltanto delle notti del sud. Noi bambini restammo estasiati di fronte alla luna che nostra madre aveva evocato dalle acque. Quando l’astro si fu inargentato, mia sorella Savannah, che aveva tre anni, esclamò “Oh mamma, fallo ancora!” E questo è il ricordo più antico che ho.

  • Marzia Paciantoni – Libri

    Ripenso a quello che mi ha detto Marzia (…) Lei è più razionale di me e mi aiuta a guardare il cielo per quello che è, a non confonderlo con un foglio di carta colorato di blu e puntellato di forme di animali bianchi. Marzia mi fa vedere che il cielo è un insieme di strati di atmosfera e che tutti vanno notati. La stimo e le voglio bene.