Emile Chartier (Alain) – Frasi in lingua straniera
Il n’y a guère que le sublime qui puisse nous aider dans l’ordinaire de la vie.Soltanto il sublime ci può aiutare nell’ordinario della vita.
Il n’y a guère que le sublime qui puisse nous aider dans l’ordinaire de la vie.Soltanto il sublime ci può aiutare nell’ordinario della vita.
The most beautiful thing we can experience is the mysterious. It is the source of all true art and all science. He to whom this emotion is a stranger, who can no longer pause to wonder and stand rapt in awe, is as good as dead: his eyes are closed.La più bella cosa che possiamo sperimentare è il misterioso. È la sorgente di tutta la vera arte e scienza. Lui al quale quest’emozione è una sconosciuta, che non può più stare fermo a chiedersi e rapito nell’estasi, è buono quanto la morte: i suoi occhi si sono chiusi.
No por mucho madrugar amanece más temprano.Il tempo viene per chi sa aspettare.
To love is to find out that life deserves to be lived and shared.Amare è scoprire che la vita merita di essere vissuta e condivisa.
La Vie est comme l’eau froide dans les jours chauds de l’Antarctique.La Vita è come l’acqua fredda nei giorni caldi dell’Antartide.
Sin miedo a nada…Senza paura di niente…
No princípio do fimHà ruídos que não se ouvem mais:- o grito desgarrado de uma locomotiva na madrugada- os apitos dos guardas noturnos quadriculando como um mapa acidade adormecida- os barbeiros que faziam cantar no ar suas tesouras – a matraca dovendedor de cartuchos- a gaitinha do afiador de facastodos esses ruídos que apenas rompiam o silêncio.E hoje o que mais se precisa è de silêncios que interrompam o ruído.Mas que se hà de fazer?Hà muitos – a grande maioria – que jà nasceram no barulho. E nem sabem, nem notam, por que suas mentes são tão atordoadas, seus pensamentos tão confusos. Tanto que, na sua bebedeira auricular, sò conseguem entender as frases repetitivas da música pop. E, se esta nossa “civilização” não arrebentar, acabamos um dia perdendo a fala – para que falar? Para que pensar? -, ficaremos apenas no batuque: “Tan! Tan! Tan! Tan! Tan!”Al principio della fineCi sono rumori che non si sentono più:- il grido solitario di una locomotiva nell’alba;- i fischietti delle guardie notturne che squadrano come una mappa la città addormentata;- i barbieri che facevano cantare per l’aria le loro forbici;- il tric-trac del venditore di castagne;- lo zufoletto dell’affilatore di coltelli.Tutti quei rumori che appena rompevano il silenzio. E oggi quel di cui più c’è bisogno sono silenzi che interrompano il rumore.Ma che possiamo farci? Molti – la grande maggioranza – sono nati già nel frastuono. E neanche lo sanno, neanche lo notano, tanto le loro menti sono stordite, i loro pensieri confusi. Tanto che, nella loro ubriacatura auricolare, riescono solo a sentire le frasi ripetitive della musica pop. E, se questa nostra “civiltà” non esploderà prima, un giorno finiremo per perdere la favella: perché parlare? Perché pensare? Resteremo soltanto col suono dei tamburi: “Tan! Tan! Tan! Tan! Tan!”