Emilio Cecchi – Arte
L’arte, in fondo, come tante fra le cose più belle, vien meglio un po’ di nascosto.
L’arte, in fondo, come tante fra le cose più belle, vien meglio un po’ di nascosto.
Spesso mi chiedo come mai si abbia, specialmente in determinate circostanze, questo bisogno incondizionato di scrivere, questa urgenza di permettere alle mie idee di assumere una forma concreta e plasmarsi secondo le esigenze di chiunque le legga. A questo quesito interiore rispondo semplicemente dicendo che ne sento il bisogno, un bisogno direi esasperato; immagino la scrittura come una vera e propria arte drammatica un po’ come recitare dove si indossano altri panni, si vivono altre vite e calarsi in un personaggio diventa necessario per simularne la parte. Così facendo si compie il miracolo di moltiplicare la propria esistenza, di entrare in un certo senso, in quello che potrebbe essere definita la “quarta dimensione” della mente.
Le cattedrali, i dipinti, i bronzi, le sculture, la musica, i vasi cesellati nulla aggiungono alla verità e alla bellezza incarnata apparsa nella povertà di una stella.
L’interpretazione è la vendetta dell’intelligenza sull’arte.
Dipingere è animare un mondo che l’anima ha visto prima degli occhi e delle mani.
Tra 50 anni sfoglierò i miei libri di storia dell’arte e mi guarderò intorno e mi chiederò: “Che fine ha fatto la storia del mondo?”.
La bellezza dell’arte e della natura è senza tempo.