Fatima Mernissi – Libri
Devi imparare a gridare e protestare, proprio come hai imparato a camminare e parlare. Piangere davanti agli insulti è come chiederne ancora.
Devi imparare a gridare e protestare, proprio come hai imparato a camminare e parlare. Piangere davanti agli insulti è come chiederne ancora.
Forse era pazzo. Ed era mio amico. Certo, mi avrebbe uccisa, se fosse stato necessario, ma non gli andava di farlo. Tra gli umani, cosa chiedere di più ad un amico?
Amir agha, purtroppo l’Afghanistan della nostra infanzia è morto da tanto tempo. La gentilezza non abita più nel nostro paese ed è impossibile sfuggire alla morte. Kabul è in preda al terrore.
Non so se esagero, ma i difetti degli Italiani non fanno che suscitarmi un sentimento di pietà per la loro sorte. Gli stranieri di tutti i tempi hanno conquistato e lacerato questo bel Paese, oggetto della loro perpetua ambizione. E ora gli stranieri rimproverano con acredine a questa nazione i torti delle nazioni vinte e lacerate.L’Europa ha ricevuto in dono dagli Italiani le arti e le scienze. E ora che ha rivolto contro di essi quei medesimi doni, contesta loro anche l’ultima forma di gloria che è concessa alle nazioni senza forza militare e senza libertà politica, quella dell’eccellenza nelle scienze e nelle arti.
L’amicizia, come l’amore, evidentemente prevedeva un gran numero di compromessi.
“Sono secoli che le streghe parlano di questa bambina” disse il console. “Poiché vivono tanto vicine al luogo dove il velo fra i mondi è sottile, di tanto in tanto sentono i bisbigli immortali, provenienti dalle voci di coloro che passano da un mondo all’altro. E parlano di questa bambina, cui spetta un grande destino che può compiersi solamente altrove: non in questo mondo, ma molto al di là di esso. Senza questa bambina, noi moriremo tutti. Così dicono le streghe. Lei, però, deve realizzare il suo destino restando ignara di quello che fa, perché solo nella sua ignoranza noi potremo essere salvati”.
Ma se smetto, a cosa penserò? Al mio vuoto? È perché si è vuoti che ci si lascia invadere? È il vuoto in cui si galleggia che ci annega? Siamo vuoti, tutti vuoti… o sono io, io sola, a non possedere nulla? Io sola a provare la sottile, inestirpabile, vorace sensazione che la vita non sia mai quella che vivo, ma sempre un’altra? È strano, ma non ho mai avuto la forza di illudermi di essere qualcosa… La mia forza è un’altra, ambigua, intrisa di orgoglio e di vergogna. Si nutre di coraggio, si affama di paura. Conta sul cuore, per me è questo l’organo dell’intelligenza. Col cuore penso. Che esiste il mondo, me lo assicura il mio cuore animale, vivo, pulsante.