Federico Moccia – Libri
Notte. Notte incantata. Notte dolorosa. Notte folle, magica e pazza. E poi ancora notte. Notte che sembra non passare mai. Notte che invece a volte passa troppo in fretta.
Notte. Notte incantata. Notte dolorosa. Notte folle, magica e pazza. E poi ancora notte. Notte che sembra non passare mai. Notte che invece a volte passa troppo in fretta.
Jacob: è come una droga per te bella, ormai l’ho capito. Ma io sarei stato qualcosa di più sano: l’aria, il sole.Bella: anche io ne ero certa, eri come il mio sole personale! Il rimedio migliore alle nuvole.Jacob: alle nuvole posso farcela. Ma a un’eclissi… no!
Dopo poco si ritrovano a mangiare. A ridere. A scherzare, come una di quelle coppie felici di stare insieme, quelle che sognano, che hanno ancora tutto da scoprire, quelle che hanno un po’ paura e un po’ no… Come quella sensazione strana che si prova quando si sta in spiaggia e fa caldo. All’improvviso si ha voglia di fare il bagno. Allora ci si alza dall’asciugamano. Ci si avvicina all’acqua. Ci si entra. Ma l’acqua è fredda. A volte freddissima. Allora c’è chi lascia perdere tutto e torna a sdraiarsi, a soffrire il caldo. C’è invece chi si butta. E solo questi ultimi, dopo qualche bracciata, riescono ad assaporare fino in fondo quel gusto unico e un po’ sciocco di totale libertà, perfino da se stessi.
Basterebbe che gli uomini credessero alla necessità di adempiere all’unico comandamento dell’Amore, così come essi credono oggi alla necessità di compiere questi o quei sacramenti, queste o quelle preghiere; basterebbe che così come credono oggi alla necessità delle loro scritture, dei loro templi, delle raffigurazioni incise sui calici, essi credessero che esiste al mondo un solo santuario indubitabile, l’uomo, e che l’unica cosa che l’uomo non può e non deve profanare e offendere sia ancora e sempre l’uomo stesso, il portatore del principio divino, e diverrebbero impossibili non soltanto le esecuzioni capitali e le guerre ma anche tutte le violenze che l’uomo può fare all’uomo.
I libri erano i Mollati supremi: li abbandoni e loro ti aspettano in eterno; se ti affezioni, loro ti ricambiano per sempre.
Le storie sono come ragni, con lunghe zampe, e sono come le ragnatele in cui l’uomo finisce aggrovigliato, ma che se le guardi sotto una foglia, nella rugiada del mattino, sembrano tanto belle con quel modo elegante di collegarsi una all’altra, strette strette.