Gianluca Frangella – Filosofia
Siamo come polvere sugli abiti della vita.
Siamo come polvere sugli abiti della vita.
Sempre più s’avvicina la lontananza, sempre più cresce la distanza.
Credo che la nostra vita sia scritta in un libro deposto in qualche scaffale perduto dell’universo!
Non esiste legge, politica o religione che possa essere anteposta alla coscienza.
Come quasi tutti gli ex-marxisti della mia generazione, ero un neofita del liberalismo, e nel mio entusiasmo semplicistico e ignorante lo usavo come una mazza. In sostanza, non facevo altro che adoperare il liberalismo per semplificare indebitamente la realtà, più o meno come si faceva pochi anni prima usando il marxismo. Rimaneva invariato l’atteggiamento psicologico, la presunzione semplificante. Avevo cambiato le mie idee per rimanere identico a me stesso. Di fronte alla richiesta di occuparsi seriamente e concretamente dei problemi delle donne, degli omosessuali, della gente scura di pelle, l’importante era disporre di un’elegante via di scampo. Non era poi così essenziale che, mentre anni prima la scappatoia era l’appello alla lotta di classe e a una perfetta rivoluzione, negli anni ottanta, con la crisi del marxismo, si fosse resa disponibile un’altra chiave universale: l’assolutezza dei criteri formali di uguaglianza. La sicumera rimaneva identica a se stessa.
La conoscenza non serve a nulla se non va a braccetto con l’umiltà.
Il relativismo viene predicato da due tipi di persone: i saggi e gli irresponsabili.