Giuseppe Catalfamo – Dillo in sei parole
La peggior compagnia è quella mia.
La peggior compagnia è quella mia.
Morire per passione? Sì!Morire spenti dal Destino? Sì!Morire sorpresi dalla fatalità? Sì!Morire, anche vivendo, per essersi arresi… Mai!
Sì, sono morto, sono tornato. Ho imboccato la luce, carezzava le membra nello stretto cunicolo lucente. Ho librato fuori dal tempo nella luce placato dall’ineluttabile destino. Scia di luce ch’è vita bisognosa di vita per vivere. Volevo abbracciarla migrare con lei nella pace. Il fondo non era chiaro un cerchio catramoso ribollente color pece maleodorante. Il mio volto in un gorgo sorride. È molto più chiara la falsità di quel sorriso che la luce divina. Indosso le ali d’angelo appena donatemi, fuggo dal sentiero lucente. Ho bisogno ancora d’un po’ di tempo.
Rifletti sul passato per non sbagliare!
Il mio cuore è in vendita.
Per vivere meglio, riattiva il cervello.
Abbagliante il tuo profilo emerge dall’acqua,fluido nel fluido. Assordante il tuo sospiro nei miei capelli, brezza nella brezza. Ammiccanti i tuoi occhi all’alba, luce nella luce. Fiabeschi corpi che diventano corpo.