Giuseppe Donadei – Vita
La superficie è sopravvivenza, l’abisso è vita.
La superficie è sopravvivenza, l’abisso è vita.
Rimanere in grembo abbracciati a se stessi; la placenta che protegge, aderendo più di ogni altra pelle, il liquido amniotico che culla e il cordone ombelicale che alimenta senza nulla pretendere. Fluttuare nel muto ventre mentre il cuoricino, gli occhietti, le manine e i piedini si conoscono e le orecchie ne accompagnano la parola. Sommersi nel bene più bene che ci sia. La vita così com’è. Senza se e senza ma.
Se hai deciso di tornare a volare, non passare sopra la testa del cacciatore pronto a sparare.
È la mia vita, l’adoro e me la godo che sia bella o brutta me la vivo.
A volte chiedo tanto a me stessa, comprendere tutti e tutto è difficile, devi fare un gran lavoro e un enorme fatica, perché condividere e amalgamarsi con gli altri non sempre è facile. Ognuno ha il suo carattere e le sue sfaccettature, ma ora mi domando: ma sono solo e sempre io che mi chiedo i “perché”, i “quando”, i “cosa ho fatto”, i “cosa avrei dovuto fare”, i “cosa è giusto che si facesse”, i “cosa potevo fare” e me lo chiedo spessissime volte e stasera ancor di più. Come al solito la risposta è solo una e tante: il mondo non si cambia a parole, si cambia nei gesti e nei fatti.
Sono nato nel mio mondo e farò di tutto per morirci.
Sciogliere l’Ego e, scegliere ciò che è meglio per se, riflettendo l’Essere che rimbalza nel Vivere.