Haruki Murakami – Stati d’Animo
Sono già diciassette giorni che non riesco a dormire. Non si tratta d’insonnia. L’insonnia un po’ la conosco, quand’ero all’università una volta ho sofferto qualcosa di simile.
Sono già diciassette giorni che non riesco a dormire. Non si tratta d’insonnia. L’insonnia un po’ la conosco, quand’ero all’università una volta ho sofferto qualcosa di simile.
Ci sono giorni che la tua anima naufraga attraverso le tempeste della vita, ti senti smarrito, senza meta, impaurito, ma basta la mano tesa di un amica, le sue parole, quelle delicate carezze, quell’amore sincero del suo cuore a riportarti a casa.
Molti dicono che reprimere o nascondere un’emozione è come uccidere un pezzo di vita, allora io mi posso reputare già morto!
Riscrivimi, che io sono illeggibile. Segni, grafemi, crune. Crune ed aghi che pungono. Aghi di pino che profumano della stessa essenza. Essenza mia.
Penso che la gente, quella gente, l’umanità che per me è stata sempre difficile, quella gente alla fine stia vincendo. Penso che il problema grosso sia che per loro sia tutto quanto una replica. Nessuna freschezza. Non un minimo prodigio. Semplicemente, continuano a macinarmi. Se un giorno vedessi anche una sola persona che fa o dice qualcosa di insolito, mi aiuterebbe a tirare avanti. Invece sono stantii, grigi. Non c’è slancio. Occhi, orecchie, gambe, voci ma niente. Rinchiusi dentro se stessi, si prendono in giro, fingendo di essere vivi.
E mi parlo. Mi racconto di me. Ironicamente.
Il rimorso è il tormento della coscienza.