Ilaria Pasqualetti – Tristezza
Più non vuoi vedere e più sei costretto a farlo, gli occhi purtroppo trasmettono al cuore anche le cose più brutte e alle volte vedere significa soffrire.
Più non vuoi vedere e più sei costretto a farlo, gli occhi purtroppo trasmettono al cuore anche le cose più brutte e alle volte vedere significa soffrire.
Nonostante oggi ci sia il sole fuori, qui dentro fa molto freddo… un freddo dal quale non è possibile ripararsi.
Momenti no, momenti tristi, di malinconia, momenti in cui vedi tutto nero e senza uno spiraglio di luce, momenti in cui niente ha senso, sono quei momenti che sembrano interminabili ma che passano, perché tutto passa nella vita e di quei momenti rimarrà solo un ricordo che non deve condizionare il futuro.
Ci sono momenti bui, dove non vedi neanche uno spiraglio di luce e la vita sembra sfuggirti di mano. Con gli occhi pieni di lacrime, ti rivolgi ad un cielo che sembra non avere risposte alle tue domande. Vorresti smettere di lottare, lasciarti andare per raggiungere quella serenità che questa vita sembra non poterti dare. Non farlo, fuori c’è qualcuno che vive per te, raccogli le tue ultime forze, nel buio scorgerai un piccolissimo puntino luminoso, seguilo, ti permetterà di respirare una nuova vita, la tua.
Quando ti manca una persona ti senti a metà, il senso delle cose diventa superficiale perché vorresti viverle insieme a lui/lei, ogni minimo gesto sembra faticoso anche se se non lo è, e ti manca la luce, l’aria, bevi e non ti disseti, perché tutto ciò di cui hai bisogno e lui/lei per sentirti totalmente vivo/a e ti basta anche solo un abbraccio per sentirti di nuovo tale.
Vorrei non lasciare il mondo ancora più vuoto di come è senza il mio amore per te.
La tristezza non è reale, è il riflesso del nostro istinto, quello umano che ci è costretto, quello che ci porta sotto.Noi che tendiamo al lieto fine, veniamo maledetti nel viaggio, capitani di vascelli che affonderanno d’orgoglioci svegliamo più vecchi, e non più saggi. Mai più saggi. Ed è tutto buono e giusto, perché c’è un purgatorio che ci aspetta, e a noi basta, e la morte ci hanno addestrato a festeggiarla, per scongiurarla, per ignorarla.