Joanne Kathleen Rowling – Frasi su animali
Gufi! Ancora gufi! Non voglio più vedere gufi in casa mia!
Gufi! Ancora gufi! Non voglio più vedere gufi in casa mia!
L’olio di aringa purissimo è per i gatti come un vino pregiato.
Non si ride dell’amore che una persona può provare per un animale. Quando lo vedi crescere, ci giochi, lo rimproveri, lo trovi ad accoglierti a fine giornata è l’amore pari a quello per un figlio. Si è genitori, con le stesse gioie e gli stessi dolori. Quando è su un lettino di ospedale – immobile – perché ha bisogno di cure e ti guarda, è tuo figlio in quel momento. E non c’è niente altro che una madre possa fare che pregare con tutto il cuore che quell’angioletto non voli via.
“Non l’avrei mai creduto” concluse Harry. “L’uomo che mi ha insegnato a combattere i Dissennatori… un codardo”.
È Natale, non regalare un cane.Non ti presentare con un cucciolo da un adolescente o da una fidanzata o da chiunque con una vita innocente.Altro non è che la proiezione dell’amore che non sai dare.Una vita non si regala, a meno che non sia la tua.Un cane regalato a Natale spessissimo è un mortale incidente in autostrada nella prossima estate.Ampliamento al concetto;Tu che prendi un Pit-Bull perché pensi che lui possa farti acquistare personalità e rispetto, pensi che con lui a fianco puoi intimorire o spaventare, sappi che sei l’ultimo degli Imbecilli.Chi pensa questo ha poca personalità e si troverà a confrontarsi con un animale che ne ha da vendere.Rischierai tu e la tua famiglia perché il cane dominerà.
Chi non rispetta gli animali, non rispetta gli umani.
Non riusciva più a controllare il proprio tremito. Non era poi tanto facile morire. Ogni secondo che respirava, l’odore dell’erba, l’aria fresca sul viso, era tutto così prezioso: pensare che altri avevano anni e anni, tempo da perdere, tanto tempo che non passava mai, e lui si aggrappava a ogni singolo istante. Pensò che non sarebbe riuscito a continuare e nello stesso tempo seppe che doveva. La lunga partita era finita, il Boccino era stato preso, era ora di lasciare il campo…Il Boccino. Con le dita intorpidite, trafficò per un momento con la saccoccia che portava al collo e lo tirò fuori.Mi apro alla chiusura.Lo fissò, con il respiro affannato. Adesso che voleva che il tempo che il tempo si muovesse il più lentamente possibile, ecco che accelerava, e l’intuizione sembrò arrivare più veloce del pensiero. Era questo il momento.Premette il metallo contro le labbra e sussurrò: “Sto per morire”.Il guscio dorato si spezzò. Lui alzò la mano tremante, levò la bacchetta di Draco sotto il Mantello e mormorò: “Lumos”.La pietra nera con la crepa al centro era posata nel Boccino.