John Ruskin – Arte
Un artista nella propria imperfezione.
Un artista nella propria imperfezione.
Essere un artista vuol dire smettere di prendere seriamente quella serissima persona che siamo quando non siamo artisti.
La pittura è come il pensiero, se non è tuo non è vero.
Puoi provare ad uccidere l’artista che è in te, per conformarti agli altri ma lui sarà sempre lì a guidare la tua vita e le tue scelte.
La commedia all’italiana è finita, quando i registi hanno smesso di prendere l’autobus.
Se si parla di pittura sono d’obbligo Magritte, Permeke e, subordinatamente, Topor. Da evitare Picasso, e persino Pollok, forse anche Rauschenberg e Wahrol. Ammessi invece Kandinsky e Klee; semmai un patetico ricordo di Cy Twombly del periodo romano. Ottimo è, per l’Ottocento, confessare un debole per De Nittis e Boldini, persino per Michetti, e ovviamente per Fattori. Si va sempre bene ora con Boccioni, Balla, il primo Carrà. Fra gli scultori, con Moore non si sbaglia mai; glissare su Manzù e semmai ostentare una qualche nostalgia per Medardo Rosso. Se si parla di musica, evitare gli ovvi entusiasmi per Bach, Beethoven, Mozart; Debussy è sempre ottimamente quotato. Con Mahler si va sul sicuro. Ma Schonberg, la dodecafonia, e persino Nono sono argomenti rischiosi, meglio evitare. Ora si è invece tranquilli con Respighi. All’ovvio Verdi è sempre preferibile Donizetti, se non addirittura Puccini. Con Rossini non si sbaglia mai.
Scrive è per chi scrive una meravigliosa condanna, una prigione di libertà a cui si…