Kahlil Gibran (Gibran Khalil Gibran) – Stati d’Animo
Quando ho piantato il mio dolore nel campo della pazienza, ho raccolto il frutto della felicità.
Quando ho piantato il mio dolore nel campo della pazienza, ho raccolto il frutto della felicità.
L’aspetto individuale, ciò che ci rende riconoscibili, in verità è un fatto puerile. Al di sotto, tutto è buio, deformato, insondabilmente profondo; ogni tanto riaffioriamo in superficie, e così veniamo riconosciuti.
Sei la mancanza che urla nei silenzi dell’anima.
Sono quella che dev’essere punita per essere se stessa, per essere troppo. Quella dalle emozioni rotte, ché vengono prese sempre a colpi di cinghia, formando lividi spessi un dito; si possono toccare appena sotto la pelle, desideri deformi e mutilati, sogni zoppi e passioni in quarantena. Le stesse emozioni che penzolano con il cappio da rami improbabili che si allungano alle braccia per avere contatto con l’esterno.Io, come boia e mannaia.
Non illuderti, non fare affidamento su nessuno. Se qualcosa poi arriverà, allora potrai guardare al Cielo e ringraziare per la “manna” ricevuta.
Ciò che hai sperimentato sulla mia pelle costituisce oggi la tua corazza, lo scudo che nemmeno le future sofferenze potranno mai scalfire.
Tutti ci siamo sentiti soli e spesso anche quasi a farci pensare di morire, ma la vera solitudine è dentro noi e se noi non le permettiamo di invaderci brutalmente magari riusciamo a trovare ancora la forza per sorridere e cercare nuovi sorrisi.