Martin Luther (Lutero) – Vita
Riocordate che ognuno è sacerdote di se stesso…
Riocordate che ognuno è sacerdote di se stesso…
Ci sono persone, che forse, non conoscerai mai, nemmeno mettendo l’impegno, queste, sanno cambiare le apparenze in base alla situazione in cui si trovano.
Chi detiene saldamente il timone della propria esistenza può navigare nei mari più agitati e nelle più violente tempeste, senza subire danni.
Credo che vinca chi insiste e resiste, non il più forte. Fino alla morte e con il sorriso nel cuore per aver lottato con l’animo.
“Perché vivi se non sei felice?””Voglio tornare a scrivere, le sembra una risposta adatta?””È così importante?””Per me lo è””è sufficiente?””Ogni persona è costretta a crearsi una finzione per poter continuare a vivere. C’è chi pensa alla famiglia, chi al lavoro, chi al denaro, chi al sesso. Ma sono tutte illusioni. Io ho la mia”.
Due parole. Giusto per uscire da un casino e infilarsi in un altro. Due parole, tipo “Ti amo”, dette controvoglia alla persona sbagliata o alla persona giusta che in quel momento non ne ha voglia. Due parole che possono pesare come due macigni rotti di cui ci si dimentica l’inevitabilità dei conseguenti sassolini. Due parole, le giuste due. Quelle che chiudono un discorso che non avrebbe meritato di essere stato aperto. Due parole per prendere le distanze dalle circostanze. Due parole per uscire da un tamponamento a catena, appiedato, e guarda un po’, solo sulle tue gambe. Il problema è che quelle due parole non escono mai al momento giusto. Ti tempestano i rimorsi e i rimpianti perché non sono state tempestive. Si ricomincia, signori, con poca sintesi e molta enfasi quando le due parole si moltiplicano. A questo punto, giustappunto, è meglio andare a capo. A capo di una situazione imbizzarrita ma non imbrigliabile. A capo e sul dorso di una vita che si rivela un cavallo di razza tanto più è incrociata. Un cavallo a un crocevia. Questa è la soluzione. Un cavallo piazzato improvvisamente spiazzato da tutte quelle croci che se ne vanno via. Due parole: “Vado via”. Mi correggo: “Forse torno”.
La vita? Una lunga lista d’attesa!