Michele Gentile – Speranza
Il poeta vive di tanta solitudine e un po’ di speranza.
Il poeta vive di tanta solitudine e un po’ di speranza.
Il minor male è un indegno ricovero per il viandante che desidera abbracciare l’alba.
Gli occhi di un figlio sono l’orizzonte pulito, dove albeggia sempre il dono della clemenza.
Aveva i miei stessi occhi, il mio sorriso, la mia solitudine. Avevamo la stessa voglia di veder sorgere il sole. Era la notte.
La speranza è l’inganno più atroce, perché protrae silenziosamente il dolore dell’uomo.
È meglio essere violenti, se c’è la violenza nel nostro cuore, piuttosto che indossare la maschera della non violenza per coprire la propria impotenza. La violenza è sempre preferibile all’impotenza. Per un uomo violento c’è sempre la speranza che diventi non violento. Per l’impotente questa speranza non c’è.
Cosa, chi, dove. Si corre il rischio di trascorrere una vita intera a chiederci: cosa di noi ci appartiene e cosa di noi riguarda altri, chi è degno di conoscere le nostre lacrime e a chi prestare la maschera di un sorriso, dove piantare una tenda e dove costruire la nostra dimora.