Nadia Comaneci – Sport
Il duro lavoro ha fatto sì che fosse facile. Questo è il mio segreto. Questo è il motivo per cui ho vinto.
Il duro lavoro ha fatto sì che fosse facile. Questo è il mio segreto. Questo è il motivo per cui ho vinto.
Come fa uno sport a farti tremare tutta dall’emozione, dall’eccitazione, dalla preoccupazione, dalla felicità che la tua squadra sta vincendo, dalla tristezza che la tua squadra sta perdendo, da un pallone che sta quasi per fare goal ma viene fermato dal portiere, da un giocatore che corre nel campo, da un capitano che si arrabbia con i suoi giocatori perché quel giorno non è il loro giorno, ma con un semplice sport si può avere tutte queste emozioni?
Siamo “bianco neri”. Siamo bianchi come la luce e neri come il buio in cui vi abbiamo per l’ennesima volta lasciato. Un campo spesso contestato, un nome spesso storpiato: da Juventini a “rubentini”. Ma in realtà nessuno è santo. Siamo a 33 e in questo bellissimo caso, amici miei, comunque giri quel numero, sempre 33 sono! Chiamateci come volete, disprezzateci. Mentre voi parlate, divorati dalla rabbia, sperando in un affondo noi trionfiamo per la 33esima volta alla faccia vostra. Ne esistono di colori, ma qualsiasi altro colore che non sia “bianco nero” è bello da ammirare solo nell’arcobaleno, nelle emozioni e nelle sfumature di un tramonto. Ma su un campo di calcio, sempre e solo “bianco nero” sia.
Le uniche lacrime che mi hanno angosciato nella vita sono quelle degli operai, dei disoccupati e dei disperati. Le lacrime dei giocatori rattristano gli idioti.
Non è la fine del mondo.
Chi è qui è qui, chi non è qui è un’altra cosa qua.
Io penso che per segnare bisogna tirare in porta.