Nedo Fiano – Giornata della memoria
Per chi ci ha vissuto, Auschwitz non è un luogo, è una sensazione. Il freddo mi entrava dentro e mi rosicchiava. Ero solo con me stesso.
Per chi ci ha vissuto, Auschwitz non è un luogo, è una sensazione. Il freddo mi entrava dentro e mi rosicchiava. Ero solo con me stesso.
La memoria è come il mare: può restituire brandelli di rottami a distanza di anni.
I “salvati” del Lager non erano i migliori, i predestinati al bene, i latori di un messaggio: quanto io avevo visto e vissuto dimostrava l’esatto contrario. Sopravvivevano di preferenza i peggiori, gli egoisti, i violenti, gli insensibili, i collaboratori della “zona grigia”, le spie. Non era una regola certa (non c’erano, né ci sono nelle cose umane, regole certe), ma era pure una regola. Mi sentivo sì innocente, ma intruppato tra i salvati, e perciò alla ricerca permanente di una giustificazione, davanti agli occhi miei e degli altri. Sopravvivevano i peggiori, cioè i più adatti; i migliori sono morti tutti.
Difficile da riconoscere, ma era qui. Qui bruciavano la gente. Molta gente è stata bruciata qui. Si, questo è il luogo. Nessuno ripartiva mai di qui. I camion a gas arrivavano là. C’erano due immensi forni e dopo, gettavano i corpi in quei forni, e le fiamme salivano fino al cielo. Fino al cielo? Si. Era terribile. Questo non si può raccontare. Nessuno può immaginare quello che è successo qui. Impossibile. E nessuno può capirlo. E anche io, oggi non posso credere di essere qui. No, questo non posso crederlo. Qui era sempre così tranquillo. Sempre. Quando bruciavano ogni giorno 2000 persone, ebrei, era altrettanto tranquillo. Nessuno gridava. Ognuno faceva il proprio lavoro. Era silenzioso. Calmo. Come ora.
Non voglio parlare di memoria, ho una memoria viva ogni giorno nei miei pensieri, nelle parole, nel cuore. Soffro delle ingiustizie, degli stermini, della violenza, di un “non amore” che troppo prende il sopravvento sul rispetto per le ideologie e soprattutto sul rispetto per la persona. Voglio parlare della speranza che anche un solo gesto di ognuno di noi possa ogni giorno combattere quello per cui tante persone nel corso della storia hanno lottato. Io credo che un cambiamento sia fatto di tante piccole gocce e quelle gocce siamo noi, nella tolleranza, nel rispetto, nell’accettare le diversità, nell’amare, anche se il confronto non porta avvicinamento, ma amore.
Quando non si riesce a dimenticare, si prova a perdonare.
Quando la follia ha il sopravvento sulla ragione, la crudeltà eccede e l’essere umano si trasforma in una bestia feroce capace di assassinare il prossimo con la più sconfinata spietatezza. Forse per molti sarà difficile credere a un Dio che abbia potuto tollerare e permettere tali atrocità.