Pasquale Adamo – Luoghi comuni
Ogni volta che ci accontentiamo dicendoci: “è meglio di niente”, dovremmo ricordarci che è sempre meglio di niente.
Ogni volta che ci accontentiamo dicendoci: “è meglio di niente”, dovremmo ricordarci che è sempre meglio di niente.
Chi se ne frega del futuro. Non mi importa quello che succederà domani, dopo domani, tra dieci anni. Non mi importa se troverò un buon lavoro, se sarò felice o triste, non ha nemmeno senso pensarci. E il mio passato, gli sbagli che ho fatto, tutte le paure e le cazzate, è già parte di me senza che io mi ostini a disperarmi sulla carcassa. Ho tolto tutto ed è rimasto solo quel momento. L’importante è adesso.
I compromessi non fanno per me. O tutto o niente.
È un luogo comune affermare che la Riforma ha portato a una laicizzazione delle opere nei paesi protestanti. Ma incaricandosi per conto proprio di tutta questa popolazione di poveri e d’incapaci, lo stato o l’amministrazione pubblica preparano una nuova forma di sensibilità alla miseria; sta per nascere un’esperienza del patetico che non parla più di una glorificazione del dolore, né di una salvezza comune alla Povertà e alla Carità, ma che intrattiene l’uomo unicamente nei suoi doveri verso la società e indica nel miserabile, a un tempo, un effetto del disordine e un ostacolo all’ordine. Non si tratta dunque più di esaltare la miseria nel gesto che le porta sollievo, ma, semplicemente, di sopprimerla. Se si rivolge alla Povertà come tale, anche la Carità è disordine.
L’importante è che usi le precauzioni.
Certe cose le può capire solo chi ha fatto il ’68.
Le francesi hanno la puzza sotto il naso.