Renato Trinca – Comportamento
La mia insicurezza la devo a un trauma infantile: un giorno mia zia mi strappò il ciuccio e lo gettò dalla finestra. Una violenza inaudita su un bambino di soli dodici anni.
La mia insicurezza la devo a un trauma infantile: un giorno mia zia mi strappò il ciuccio e lo gettò dalla finestra. Una violenza inaudita su un bambino di soli dodici anni.
Una delle cose più importanti del “fare” è come lo si fa. Non c’è ragionamento se c’è menzogna in esso, non c’è marcia se ad un certo punto il piede si stacca dal suolo senza che l’altro ritorni ad esso, non c’è ricerca se le fonti sono scorrette, non c’è giustizia se non siamo tutti uguali, non c’è testimonianza se, per ottenerla, si è dovuto usare la violenza.
Vivi con l’innocenza di un bambino. Raccogli i suoi sorrisi e falli tuoi. Agisci con…
Sono stanco di questa disperata solitudine, di muovere passi senza raccogliere sensi, senza contatto. Sono stanco di vedere immobili, vuoti occhi muoversi lungo la linea grigia a lenti passi senza cercare luce. Sono stanco di muovermi disperato sulla linea grigia… senza luce.
Io difetti, purtroppo “tanti”, colpa? Solo e sottolineo solo dei miei “tanti” pregi.
Cosa non fare mai: chiedere dopo il primo incontro amoroso: “Ti è piaciuto?”, “Sei stata bene?”, “Come è andata?”. Non è un film. I commenti sono inutili, il futuro della storia sarà l’unico commento attendibile.
Certe persone sono come i gatti: spesso si infilano in buchi stretti dai quali però non riescono più a uscire. E poi ti chiamano per essere salvati.