Roberto Gervaso – Comportamento
La disperazione dell’uomo è il castigo di Dio, che si sente tradito.
La disperazione dell’uomo è il castigo di Dio, che si sente tradito.
Dopo aver mentito occorre una buona memoria.
Vorrei ricaricare l’orologio dell’eternità per ritagliarmi addosso miniature di felicità. Riflessi di fanciullezza, infranti dal passare del tempo, solcano il mio vivere tra squarci di lacrime e rattoppi di serenità. Misterioso è il mio destino che mi spinge in un flusso di infinite emozioni, mi sballotta o mi culla verso un viaggio ignoto, unico e lascio dietro di me una trama sottile ma indelebile, di vissuto, tracce di un passaggio che a volte appare inesistente. Imbriglio fantasie e mi ubriaco di nulla per lasciarmi trasportare verso nuove dimensioni: il cuore accoglie, ma la mente rifiuta spiccioli d’immaginario. Un giorno dopo l’altro ho consumato tutti i miei passi, tracciando nuove forme, modellando l’avvenire, quando farò un viaggio dentro me stessa? Com’è precaria la felicità, lascio infiacchire la vita nel vuoto aspettando che la quiete della sera varchi soglie provvisorie allettanti di illusioni. Uno slancio vitale filtra i miei pensieri, memorie, sogni, rabbia fluiscono sotto i colpi della realtà. È il momento del ritorno alla base.
La difficoltà non è tanto di divenire padre quanto quella di fare il padre.
Tutto leggerai negli occhi, sono la mappa dell’anima, vi sono indicati tutti i suoi sentieri…
Nutro per la borghesia un odio che finirà solo con me.
La superficialità nel guardare e nel giudicare, non permetterà mai a nessun uomo di oltrepassare il confine tra ciò che gli altri appaiono e ciò che realmente sono.