Rosaria Brancato – Tempi Moderni
Facebook è pane fresco per pettegoli.
Facebook è pane fresco per pettegoli.
Tornare in patria e non sentirsi più a casa… non credo che ci sia niente di più sconcertante. È come una fitta nel cuore, per quanto ti sforzi solo il tempo potrà guarire.
Non è tanto il sistema a essere assurdo, che da tantissimi anni ci circonda. La maggior parte delle persone lo seguono come un profumo irresistibile, lasciando alle spalle disgrazie e fame per tanti esseri viventi, non accorgendosi di nulla o vivendo senza rimorsi, festeggiando le proprie mediocrità convinti di essere gli unici nel mondo. Alcune persone aiutano concretamente lottando contro un sistema al quanto egoista, difendendo le povere creature, i nostri fratelli minori. Sono convinto, lo sono sempre stato che se Gesù venisse sulla terra dieci volte, manifestando e insegnando a noi suoi figli amore per tutti gli esseri viventi, le stesse persone che lo pregano lo fanno crocifiggere altre 10 volte, come duemila anni fa, poiché nella loro mente debole sanno cosa dice e cosa fa Dio, riconoscendosi per ognuno di loro Dio in terra, o vedendo visioni dei santi e parlando con loro e con i seguaci fedeli, e si comincia la guerra dell’invidia, dell’egoismo, dell’odio, tanti piccoli uomini si uccidono nel nome di Dio. Non è il sistema o il mondo ad essere brutto e chi ci vive e lo rende invivibile agli occhi di chi ama veramente il prossimo; animale o umano che sia.
E ti ritrovi a pensareche in fondoquesto mondonon è poi tanto normale.
Una volta ci si innamorava, ci si sposava serenamente, senza badare alla data: si alla data di scadenza!
Il senso della misura è perduto, nulla ormai ha il giusto peso nella vita delle persone e questo, da quando la vita stessa non è più la misura.
È il contatto che ci manca in una società dove si predilige il rapporto virtuale. Entri in un luogo pubblico e, mentre sei lì che aspetti, son tutti ipnotizzati davanti allo schermo del proprio Iphone. Niente dialogo, scambio di battute, tutto un botta e risposta su Whatsapp, o interminabile interagire coi giochi sui social. Pare non abbiamo più nulla da raccontarci, da inventarci. Solo un copia incolla di link da mandarci, di frasi fatte, di messaggi brevi, magari inaccessibili come codici fiscali, musica da postare, ma il linguaggio è fermo. Trovandoci uno di fronte all’altro o in comitiva ognuno guarda il proprio cellulare, pare sia lui il protagonista di ogni conversazione, sia lui a parlare per noi, più di noi. È il contatto, quello di sguardi, di sorrisi, di discorsi, è il contatto che ci manca.