Silvana Stremiz – Religione
Credere in Dio dovrebbe renderci più buoni e più umani, non più bastardi dentro e fuori.
Credere in Dio dovrebbe renderci più buoni e più umani, non più bastardi dentro e fuori.
Spesso è molto più difficile dire “ti amo” piuttosto che “non ti amo più”.
Il buon cristiano deve stare in guardia contro i matematici e tutti coloro che fanno profezie vacue. Esiste già il pericolo che i matematici abbiano fatto un patto col diavolo per oscurare lo spirito e confinare l’umanità nelle spire dell’inferno.
Odio la morte, non so dire quanto. Anche se probabilmente è il sapere di dover morire a rendere la vita così bella.
Per spiegare la morte di Dio e del suo regno c’è la scienza, la matematica, ma anche, se si vuole, una poesia amara e lontana, la poesia del non ritorno: vuole a tutti costi, a costo della vita di tutti i mondi, vuole vestirsi dei morti il Figlio delle sfere celesti, la mensa è la sua perdizione, non la salvezza, è la malattia, non la cura, è il problema, non la soluzione. E tuttavia qui non può essere altrimenti, la realtà ha sempre avuto denti. Splendenti di grazie ed eternità rapite e assassinate, cadono gli angeli come meteore infuocate divorandosi a vicenda; improvvisamente bruciato l’universo fino all’ultima candela.
L’amore non è eterno perché siamo noi a non saperlo nutrire di sogni e complicità. Lo lasciamo travolgere dal tempo che passa.
I doni degli dei nessuno può sceglierseli.