Silvia Nelli – Comportamento
Nella vita tutto insegna, soprattutto gli errori. Sbagliare è umano e aiuta a crescere. Il problema è per chi continua a perseverare nell’errore rifiutandosi di crescere.
Nella vita tutto insegna, soprattutto gli errori. Sbagliare è umano e aiuta a crescere. Il problema è per chi continua a perseverare nell’errore rifiutandosi di crescere.
Sono uno che piace scrivere e vero faccio tanti errori ma scrivo, alcuni dicono che faccio tanti discorsi ma io me ne frego e la mia vita e di quello che dicono loro io me ne fotto.
La gente ignorante urla invece di parlare non comprende che chi hanno davanti non è sordo ma attento a ciò che dicono.
I più grandi cazzari hanno le spalle larghe e un sorriso affascinante, peccato che quando ce ne accorgiamo è sempre troppo tardi.
Voglio essere con la gente così come si merita che io sia: amabile con i buoni e indecente con i furbi.
L’invidia è una celata ammirazione che l’invidioso ha verso l’invidiato.
Qualsiasi spirito strappato per farne una maschera, sulla pelle di un altro diventa feticcio, veste bruciante, illusioni infernali, che cercano di trasformare la carne. Un cambiamento strutturale può avvenire tramite la materia ma anche attraverso lo spirito, che i morti rilasciano nel cosmo con la mensa, inglobandosi ad esso e mutandolo. Quando una variazione però agisce sulla base di un organismo, quale in pratica l’universo è, un programma organico, per apportare modifiche sostanziali, si ha un errore nelle stesse cellule, che cedono col tempo in queste direzioni improprie. Nemmeno le maledizioni di Dio o di qualsiasi angelo possono invertire il processo o farlo accadere solo a chi lo dice. La scienza è scienza e basta e non si presta a malefici. Sembra quindi che siano schiavi dei loro disegni i creatori senz’anima. Finito un universo, non resterà loro materia utilizzabile per ricrearlo, e finirebbero insieme ad esso. Spaventosa e preoccupante la cosa, se la morte comincia a seguire i suoi desideri o quelli di un altro. O chissà, magari è così da sempre.Onnipotente che vuole alterare la sostanza in cui esso stesso vive, convertire alla sua follia illusoria di eterno e nuovi mondi, sembra cieco nei suoi desideri, chiudendo un occhio ne ha chiuso uno di troppo. Non pensava a tali conseguenze, quando irato perché i suoi figli dovevano avere tutto, ha maledetto il bene che odia ed invidia, che pensava (a ragione) traditore della mensa di suo figlio. Forse era meglio, per la sua stessa sopravvivenza. Aggiungendolo ai suoi, alchimista spirituale, per farne dall’acqua macchine elette e perfette, immortali, ha ridotto loro drasticamente la vita, in una perfezione apparente, e condannato quella dell’intero universo, del mondo, dell’aldilà, delle dimensioni, al nulla irreparabile, per logorante doppiezza. Poiché diventato replicante di sé, divorandosi con lo splendore aggiunto. Adesso che crede di invertire le conseguenze, riscopre Cristo pazzo trasformista, che butta feroce le mani nella geenna, vedendo solo quello che gli comoda per un breve diletto. Vorrebbe che sia così un altro per salvare il vero angelo, amore di padre ferito, prendendo da altre parti, dagli abissi della morte, il bene e il destino che da solo non è in grado di essere. Feroce e perduto, presenza di mondi lontani, non sembra più avere la forza di un tempo, cercando di costruirla con simulacri di talenti e immortalità di raccapricciante candore, con chi ha ghermito per farne mensa per i suoi. Ogni combustibile finisce, per quanto sia abbondante. Nessun fuoco arde in eterno e l’acqua può diventare pericolo e morte. Quando arriverà quel giorno, il giorno della decadenza, creatori lontani e vite dei cosmi, cosa vedranno nello specchio, nelle acque profonde di loro stessi?