Stefano Del Degan – Arte
Ci sono moltitudine di scriventi che lasciano pensieri sommando parole intervallate da spazi, ma pochi conoscono l’arte dello scrivere dove ogni parola è un’emozione impreziosita della fragranza che aleggia tra i vuoti…
Ci sono moltitudine di scriventi che lasciano pensieri sommando parole intervallate da spazi, ma pochi conoscono l’arte dello scrivere dove ogni parola è un’emozione impreziosita della fragranza che aleggia tra i vuoti…
Amo farti le foto perché il mio modesto obbiettivo può catturare quella bellezza immonda, che sprigiona il tuo fantastico corpo da sirena.
Tutti gli uomini recitano, tranne alcuni attori.
Il fotografo in italia è considerato fratello del pittore.
Realismo non significa riportare l’arte nella realtà. Significa trasportare la realtà nell’arte; non solo accettare le vicende della vita ma elevarle.
Se si parla di pittura sono d’obbligo Magritte, Permeke e, subordinatamente, Topor. Da evitare Picasso, e persino Pollok, forse anche Rauschenberg e Wahrol. Ammessi invece Kandinsky e Klee; semmai un patetico ricordo di Cy Twombly del periodo romano. Ottimo è, per l’Ottocento, confessare un debole per De Nittis e Boldini, persino per Michetti, e ovviamente per Fattori. Si va sempre bene ora con Boccioni, Balla, il primo Carrà. Fra gli scultori, con Moore non si sbaglia mai; glissare su Manzù e semmai ostentare una qualche nostalgia per Medardo Rosso. Se si parla di musica, evitare gli ovvi entusiasmi per Bach, Beethoven, Mozart; Debussy è sempre ottimamente quotato. Con Mahler si va sul sicuro. Ma Schonberg, la dodecafonia, e persino Nono sono argomenti rischiosi, meglio evitare. Ora si è invece tranquilli con Respighi. All’ovvio Verdi è sempre preferibile Donizetti, se non addirittura Puccini. Con Rossini non si sbaglia mai.
L’opera d’arte è sempre una confessione.