Stephenie Meyer – Libri
“Non so come spiegarlo… ma dietro la facciata è ancora più incredibile”. Il vampiro che voleva essere buono, che andava in giro a salvare la vita delle persone per non sentirsi un mostro…
“Non so come spiegarlo… ma dietro la facciata è ancora più incredibile”. Il vampiro che voleva essere buono, che andava in giro a salvare la vita delle persone per non sentirsi un mostro…
Un’opera non dovrà mai “piacere”, “entusiasmare”, ma “interessare”, o almeno “incuriosire”. I giudizi positivi dovranno essere espressi con i seguenti aggettivi (assolutamente vietati i rozzi “bello”, “grosso”, “brutto”): “intrigante” (molto in voga, ma in lieve declino), “ben strutturato”, “esperto”, “rilevante”. I negativi: “fragile”, “futile”, “irrilevante”, “supponente”; il colmo della ripulsa si esprime con l’aggettivo aulico “turpe”.Assolutamente vietato il turpiloquio in conversazioni letterarie, eccezion fatta per l’efficace definizione “stronzo”, ma pronunciata a bassa voce e con un risolino d’intesa. Fareste ridere gli stanti al solo pronunciare locuzioni quali “alla grande”, “al limite”, “chiaramente”, “non c’è problema”, “è il massimo”, “mi pare giusto”. Fra i giochi di carte, consigliabili i tarocchi, tollerato il tresette.
Anche il libro peggiore ha una pagina buona: l’ultima.
O inventare nuovi usi per le parole, usi talvolta assurdi, per aiutare ad allentare la stretta delle forme abituali del linguaggio.
Un dolore senza nome le strinse il cuore… (da “La ragazza in blu”)
La scrittura è distillazione delle parole e meglio di tante ciacole, dice una buona pagina.
Scrivo come posso, quando posso, dove posso. Scrivo in fretta e furia, come ho sempre vissuto.