Tania Memoli – Stati d’Animo
Volevo scrivergli. Ho avuto paura. Sai come accade, quando temi di non essere il suo primo pensiero ti fermi, perché pensi che il suo buongiorno non è più tuo.
Volevo scrivergli. Ho avuto paura. Sai come accade, quando temi di non essere il suo primo pensiero ti fermi, perché pensi che il suo buongiorno non è più tuo.
Volevo solo qualcosa di diverso, qualcosa di vero, non le solite dolci parole e i complimenti.Volevo quello che il mio cuore sente per te.Volevo che anche per te fosse cosi, ma tu mi hai lasciato andare e vivo con il tuo silenzio che mi tiene ancora incatenata a te.
Alcune persone mi fanno schifo, non so come definire la sensazione che provo nel vederle agire, giocare su debolezze e dolori altrui. Farlo col sorriso e la convinzione di essere migliori. Invece sarebbe bene che non ridessero tanto dei dolori altrui perché sotto questo cielo ci siamo tutti! Anche voi, e il dolore è una ruota che gira!
Ci sono canzoni che sembrano parlare di me. Ci sono suoni, odori e sensazioni da far venire i brividi. Ci sono io e la mia sensibilità.
La chiave per un’esistenza dignitosa e appagante, consiste nel far prevalere il potere che è racchiuso dentro di noi, consentendoci di vivere la vita che desideriamo.
Pensi che tutto abbia perso significato, il giusto senso, non sorridi più e disperatamente cerchi qualcosa o qualcuno che riempia quel vuoto… poi con la rabbia tenti di capire, di proteggerti e cambi espressione verso il mondo; non urli, sei in silenzio, ma è peggio… tutto si accumula con dolore che man mano diventa indifferenza e vai… ti lasci andare verso tutto e tutti come mai avresti creduto… chi se ne frega pensi… tanto peggio di così… E poi ecco che d’improvviso uno sguardo, una parola, un gesto fatto da una persona che fino ad adesso non era nessuno, riesce di nuovo, come se tutto fosse naturale e semplice, a risvegliare la parte più profonda e vera di te che sembrava avessi anestetizzato…Non smetterò più di crederci… Non sono mai sola sulla mia linea d’onda…
Con quello che provava dentro di sé, si sentiva soffocato e impacciato in quel ristorante, tra le salette dove stavano pranzando anche delle signore, in mezzo a quella confusione e a quel trambusto; quell’atmosfera di bronzi, specchi, lampade e tatari lo disturbava. Aveva paura di contaminare ciò che riempiva il suo cuore.